primavera a siviglia

Primavera a Siviglia | 5 eventi da non perdere!

Lo diceva anche Marina Rei, siamo come fiori prima di vedere il sole a primavera, quella primavera che inizia a fare timidamente capolino. A dirla tutta, qui in Andalusia, il sole non è mai andato via, l’inverno quest’anno a malapena è passato a salutarci. Ad ogni modo, attenendoci al calendario, manca poco più di un mese per il ritorno della bella stagione, e se c’è una cosa che amo a questo mondo quella sicuramente è la primavera…a Siviglia.

La primavera a Siviglia? Unica!

Mai come in questo periodo dell’anno la città si riempie di colori e profumi, un’esplosione di allegria che ti invita a vivere la vita en la calle. Che poi la vita si viva en la calle 365 giorni all’anno è un altro discorso, ma il gusto di prendere una cervecita al sol, in primavera, è incomparabile.  Che Siviglia in primavera sia unica non lo dico solo io, è un dato di fatto, e la troverete tra le destinazioni europee più consigliate in primavera su diverse guide turistiche e riviste di genere.

El color especial

A rendere speciale Siviglia in primavera è il suo color especial, anzi, i suoi colori speciali. Definire quale sia il colore speciale di Siviglia  è quasi impossibile, pantone ci ha provato elencadone diversi e creando poi un colore, ma si trattava più di un’operazione di marketing del nuovo gin della Tanqueray che di altro.

Oltre ai colori a rendere imperdibile Siviglia in primavera sono i suoi eventi, da quelli folkloristici e tradizionali fino a quelli più contemporanei. Per questo ho deciso di stilare una top 5 degli eventi da non perdere da qui a giugno 2019, toccando tutti gli ambiti culturali.

 

1 – Tradizione: La Semana Santa, dal 14/04 al 21/04.

Spiegare la semana santa sivigliana è complicato se non impossibile. Vi raccontai qualcosa un paio di anni fa (trovate il post qui), ma le mie parole non rendono bene l’idea. Quando arriva la semana santa la città collassa, e onestamente, a noi guiris (stranieri in terra andalusa), viene solo voglia di scappare lontano da Siviglia. Se però sei un turista, cattolico o no, forse ti interesserà vedere qualche paso, ovvero processione. Tiene ben presente che non si tratta di processioni normali…ma di una roba come questa che puoi vedere nella foto…

Se ti senti pronto a tutto sappi che le giornate più emozionanti sono due, la Domenica delle Palme , a partire dalle 14, e la notte tra il giovedì e il venerdì santo, ovvero la madrugà, quando Siviglia intera si riversa nelle strade fino all’alba per vedere il paso della loro Madonna più amata, la Virgen de la Macarena.

2- Folklore: La feria de abril, 04/05 al 11/05.

Si chiama fiera di aprile, ma quest’anno cade a maggio! Ai sivigliani è imploso il cervello quando lo hanno scoperto, ma la data si sposta in funzione della Pasqua, e deve iniziare rigorosamente due settimane dopo la fine della settimana santa. Dicevamo, dunque, che sarà a maggio, il chè ha un vantaggio e uno svantaggio e paradossalmente coincidono: il caldo, svantaggio se meditavate di indossare il tipico traje da gitana, vantaggio se semplicemente volete bere e ballare 12 ore al giorno dentro una caseta. La feria è tradizione, ma soprattutto folklore, una festa tipicamente andalusa che ha origini molto umili, dove si può incontrare l’anima del sud.

Per 10 giorni l’ unica preoccupazione dei sivigliani è quella di pasarselo bien, un concetto che contempla lo stare nel recinto ferial 12 ore al giorno ballando sevillanas con una gran quantità di rebujito in corpo. Detta così suona a puro alcolismo, ma è una delle migliori cose che possa capitarvi di vivere a Siviglia. Non tutti i Sivigliani sanno ballare sevillanas, ma sí tutti i Sivigliani vanno alla feria. L’ ideale è conoscere qualcuno del posto per poter entrare nelle casette private, ma non temete, basterà far vedere che avete una sincera voglia di conoscere le loro tradizioni e non solo vi faranno entrare, ma vi insegneranno anche qualche passo di sevillana. Per tutto il resto ci sono le casette pubbliche.

3- Musica: Bob Dylan.

Se amate la musica e capitate a Siviglia giusto nella settimana del 3 di maggio forse non vorrete perdervi il concerto di Bob Dylan. Il premio Nobel per la letteratura si esibirà al Fibes, lo stesso auditorium che ha recentemente ospitato i Premi Goya.

3.1- Interestelar Sevilla

Se poi volete sperimentare e conoscere un po’ di musica spagnola potete fare un salto al Festival Interestelar, il 24 e 25 maggio (regalo per il mio compleanno!). Nella meravigliosa cornice del Caac Siviglia si danno appuntamento le migliori band indie rock della scena iberica, prima fra tutte Vetusta Morla, il miglior gruppo spagnolo di indie rock da un paio di decadi a questa parte, riferimento di almeno due generazioni, con uno dei live più potenti in circolazione.

Altri nomi noti a livello internazionale, purtroppo, non ce ne sono, ma sì tantissimi gruppi degni nota e qualche cantautore di peso, come per esempio Ferreiro e Depedro. L’ ambiente del Festival trasuda buen rollo da tutti i pori, vedrete gente felice, estremamente felice, i festival in Spagna sono un mondo a parte, una bolla di felicità in cui rifugiarsi e Interestelar non è da meno! Stra consigliato per chi ha voglia di vivere un’esperienza zero turistica e 100/% spagnola.

 

4- Teatro e opera: Il Trovatore, marzo 2019

Appassionati di opera? Allora l’evento giusto per voi è Il trovatore di Verdi, che andrà in scena presso il Teatro della Maestranza dal 20 al 29 di marzo. L’Opera di Verdi verrà messa in scena da alcuni dei più grandi nomi legati all’Opera dei giorni nostri, partendo dalla soprano Angela Meade, il tenore Piero Pretti , il baritono russo Dmitry Lavrov e Agnieska Rehlis.

Ma la programmazione del Maestranza non si limita a questo e se l’Opera e il teatro sono la vostra passione troverete tanti spettacoli interessanti, partendo dal Guglielmo Tell fino a spettacoli di flamenco.

5- Arte: la mostra del momento

Amanti dell’ arte in tutte le sue forme? Allora una visita al Caac è d’ obbligo, non solo per il festival di cui sopra, ma soprattutto per le mostre d’arte contemporanea che ospita. In questi mesi è il turno di Yeni y Nen – Dualidad 1977-1986. Le due artiste venezuelane hanno inaugurato la mostra, lo scorso 14 febbraio, rincontrandosi dopo anni. Tema della mostra è l’esplorazione del corpo, della relazione tra l’essere umano e la natura e l’esperienza esistenziale dello spazio, considerando l’individuo come tutt’uno con lo stesso.

Inoltre il caac ospita delle installazioni permanenti, e poi non vorrete perdervi la visita in un monastero sconsacrato riconvertito a tempio della musica e dell’ arte? Tra i posti più sfruttati in città e meno conosciuti dai turisti.

Questi in realtà sono solo alcuni degli eventi interssanti di questa primavera 2019, se ne vuoi sapere di più o stai organizzando un viaggio in Andalusia puoi scrivermi a volevoaprireunblog@gmail.com.

Quale evento proprio non vorrai perdere?

goya 2019

Goya 2019 | Siviglia si laurea città del cinema…finalmente!

Questo sabato Siviglia accoglierà il gran galà dei Goya 2019, gli Oscar del cinema spagnolo. È la prima volta che il prestigioso premio lascia la capitale per scendere alla riva del Guadalquivir.

Si tratta di un evento unico, al quale potranno partecipare pochi fortunati, nella cornice del Fibes, a dir il vero abbastanza lontano dal centro, visto che si trova nel deriso quartiere di Sevilla est, ma quello che conta è l’ atmosfera, la magia che si respira in città in questi giorni, magia che non sto vivendo in prima persona, ma che è palpabile già dalle foto.

goya 2019 sevilla

 

Siviglia, città del cinema

In realtà l’appuntamento con i Goya era nell’ aria da tempo. Siviglia è già da alcuni anni la capitale del cinema spagnolo, e non solo. Senza voler rimontare necessariamente a Star Wars, che rese mainstream la già popolare Plaza de España, sono tantissimi i registi e i produttori che hanno scelto la meravigliosa città andalusa come ambientazione per i loro lavori. A me onestamente si riempie il cuore di orgoglio, perché Siviglia ha tutte le carte in regola per ospitare l’evento, ma soprattutto ha un pubblico cinefilo di tutto rispetto.

La Isla Minima come detonatore

Le prime avvisaglie che qualcosa stesse cambiando arrivarono con il riconoscimento mondiale del talento di Alberto Rodriguez e del suo La isla minima (clicca qui per il trailer italiano). Era il 2015 quando la pellicola raggiunse il grande schermo, da allora il nome di Alberto Rodriguez è entrato di diritto tra quelli dei migliori registi europei, si è portato a casa diverse statuette, ha girato altri film degni di nota e ha realizzato la serie La peste. Al centro delle sue opere quasi sempre la sua Sivigiia, dove si può vederlo passeggiare tranquillamente per la Alameda….persino io ho una foto con lui, in cui sono oscena (per i più coraggiosi, la trovate qui.)

Dal Festival de Sevilla ai Goya

Nel 2016 ebbi la fortuna di far parte dello staff del Festival de Cine Europeo de Sevilla (oggi conosciuto semplicemente come Festival de Sevilla) nel dipartimento di produzione. Il festival, abbastanza sconosciuto in Italia nonostante i numerosi premi conferiti a nostri compatrioti (l’ultima premiata è stata Valeria Golino), può considerarsi un festival di nicchia, dove le pellicole commerciali e dai grandi capitali lasciano spazio a film indipendenti. Ed è stato proprio lì che ho potuto toccare con mano la cinefilia del pubblico sivigliano. Riempire una sala dove proiettano film in lingua originale, anche alle 11 di mattina, non è da tutti. Del resto ero abituata a scene del genere già come spettatrice, quando la domenica mattina andavo alla proiezione delle 11 e mi rendevo conto che mezza città era lì.

EFA: è il momento del cambio!

Proprio nel 2016, nel corso della serata di premiazione del Festival, venne annunciato che Siviglia avrebbe ospitato l’European Film Awards nel dicembre 2018. Da lì arrivarono i Premi Forqué, nel 2017, ed oggi la 33esima edizione dei Premi Goya. Io e tutti gli amanti del buon cinema ci auguriamo che il sodalizio duri, per quanto mi riguarda farò in modo di essere lì alla prossima edizione.  Per i più cinefili vi ricordo che l’appuntamento con i Goya è sabato, in diretta su Rtve.

P.S. Ma quali sono questi film che sono stati girati a Siviglia?

Vi lascio qui un video di ABCSevilla che raccoglie alcuni frame di film spagnoli che hanno visto la luce nelle calles della capitale andalusa. Sul mio instagram (@nancy_aiello), invece, vi lascio una gallery in evidenza con alcuni film internazionali girati a Siviglia.

 

 

el fontanal

Vedere le cose dalla giusta distanza

Tornando sul blog mi sono messa a spulciare i vecchi articoli in bozza. Ho trovato decine di idee di post che avrei voluto scrivere, ma soprattutto decine di cose belle (e meno belle) che avrei voluto raccontarvi sulla vita sivigliana e sul mio barrio, ma che poi non ho trovato il tempo (e la voglia) di fare.

Tra tutti questi mi ha colpito un incipit in particolare:

“Sono passati quasi 30 giorni dal mio ritorno in Italia, anche se contarli può solo peggiorare la situazione, e molti più di 30 ne dovranno passare prima di ritornare nella mia isola felice…in questi 30 giorni il coraggio di sedermi a scrivere per raccontarvi quanto siano stati meravigliosi i miei ultimi mesi in Spagna non l’ho avuto; ogni ricordo è un colpo al cuore, una lacrima trattenuta. Ma c’è una cosa di cui volevo scrivere più di altre, ovvero della mia quotidianità in un barrio in cui sono capitata per caso, di quelle cose che non avrò più, neppure tornando a Sevilla perché sicuramente ci sarà un altro barrio in cui vivere, un’altra calle da amare.”

Iniziai a scrivere questo post esattamente 365 giorni fa, a un mese esatto dal mio ritorno in Italia. Avevo lasciato un barrio (quartiere) che ho inaspettatamente amato tantissimo e pur non avendo la più pallida idea di dove sarei stata una volta tornata a Siviglia, sapevo che non sarei mai più tornata lì. E avevo ragione. Quello che non sapevo e che mi sarei trasferita a Málaga (OMG, SÌ, VE NE PARLERÒ).

Come cambiano i ricordi visti da lontano?

Il post in questione nella testa della me di 12 mesi fa doveva chiamarsi Ricordi di un barrio. Rileggendolo mi rendo conto che sono cambiate moltissime cose, e, ahimé, anche i ricordi, visti con il senno di poi, sono molto diversi. Fortunatamente il mio amore per il barrio non è cambiato, ma di tutte le persone che fanno parte di quei “meravigliosi” ricordi non ne è rimasta traccia, escludendone forse 3, e alcuni ricordi si sono trasformati in incubi. È proprio vero che bisogna vedere le cose dalla giusta distanza. 

Calle almaden de la plata

Siviglia è una grande città, sicuramente la più grande in cui abbia mai vissuto, e anche se la frase che ho ripetuto più spesso nel 2017 è stata “Siviglia è troppo piccola” (e sì, lo è, ma per altri motivi) è pur sempre una città di 700mila abitanti e di un numero spaventoso e imprecisato di turisti. In alcuni quartieri rischi di essere sopraffatto dalla folla, e la vita in certe zone può essere più complicata, ma soprattutto meno autentica. Uno dei posti che più ho frequentato lo scorso anno era la casa della mia amica Laura, una meraviglia, in un palazzo storico, con vista mozzafiato sul fiume, ma in una zona dove non vivrei mai, proprio perché meno autentica. Il mio barrio, invece, era assolutamente autentico. 

Come sempre in queste cose io in calle almaden de la plata ci sono finita per caso. Era ottobre 2016, mi appoggiavo da un’ amica e mi restavano 10 giorni per trovare casa e sistemarmi prima di iniziare le mille cose che mi aspettavano a novembre. Trovare casa, se non vuoi condividerla con le matricole, è una delle cose più complicate che si possano fare all’estero, sopratutto se sei italiana e hai un lavoro freelance. L’ unica persona che mi diede una possibilità, dopo un interrogatorio che manco in True Detective, fu Pilar. Accettai al volo la sua proprosta e organizzai il mio “trasloco” in bicicletta (sì vi giuro che l’ ho fatto davvero!). 

Cosa mi resta di quel barrio 

Sono rimasta 8 mesi nel barrio de El Fontanal, e probabilmente ci passerei tutta la vita. “Tu sei la nuova? Che bello, sei italiana!”,  così mi accoglieva il marocchino del bazar sotto casa, che mi ha regalato sorrisi tutte le mattine fino al mio ultimo giorno “Ma davvero vai via? Non ci credo, tu sei di questo barrio non puoi andare via”, e così mi salutava mentre andavo via in lacrime.

Il mercadona sotto casa, il pane del forno all’angolo, le sedie verdi di quel bar di cui non ho mai saputo il nome, ma dove incontravo sempre un amico durante la pausa caffè.  Il parco dove veniva a trovarmi Lourdes con la mia nipote acquisita. I 40 minuti di camminata notturna per tornare a casa la notte quando ero troppo pigra per prendere la bici. Le pedalate all’ Alameda ad occhi chiusi. Il Tarifa e la terrazza dove fumavo guardando il cielo di Siviglia. I sevici sempre vuoti, le domeniche tranquille e i lunedì duri. La cinese aperta fino alle 23.00 che ha salvato le mie cene e che mi ha vista fare la spesa in pigiama. E poi il mio bar, dove tostada, caffè e riordino delle idee erano il mio appuntamento fisso alle 11.00.

A maggio sono tornata nel mio bar. Mi hanno offerto il caffè e mi hanno salutata così: “Questa è casa tua, qui sei sempre invitata, ora però non far passare un altro anno prima di tornare”.

Inutile dirvi che ho pianto come una fontana.

 

fotolibro saal digital

Scatti e non stampi mai? Mai pensato ad un fotolibro? La mia esperienza con Saal Digital

Da quando esistono gli smartphone, ma anche solo da quando esistono le fotocamere digitali, portare a stampare le foto dal fotografo è diventato solo un ricordo. Sarà sicuramente successo anche voi; serata con amici, feste, passeggiate e viaggi immortalati sul cellulare e intrappolati lì per sempre…o fino alla sua rottura.

Così, dopo aver scattato in questi 4 anni una quantità di foto impressionante di Sevilla ho deciso di creare un fotolibro con le più belle, per tenerle sempre con me e per mostrarle agli amici una volta in Italia. Per la precisione ho scelto le foto del mio fotografo di fiducia nonché fidanzato <3, Andrea Mazzocchetti, e anzi se non conoscete i suoi lavori vi invito a dare un’occhiata al suo store, lo trovate cliccando qui

FOTOLIBRO Saal Digital

Dopo aver scelto un certo numero di foto io e Andrea ci siamo messi all’opera. Bisognava scegliere a chi affidarci per il fotolibro e dopo un’occhiata tra i vari siti che offrono il servizio abbiamo optato per  Saal Digital.

Creare un foto libro con il software di Saal Digital è davvero semplicissimo; per prima cosa dovete scaricare il software per la composizione delle foto, tranquilli è un’operazione breve e semplicissima e lo stesso software non è affatto complesso da utilizzare. Una volta installato potrete scegliere la tipologia di album adatta a voi. Essendo il nostro primo fotolibro abbiamo scelto un album semplice, molto lineare, ma c’è davvero l’imbarazzo della scelta, compresi layout e template colorati! Per esempio sono presenti dei template adatti ad un matrimonio o ad un compleanno. 

Ogni pagina ha già il suo layout con i riquadri pronti dove dovrai solo caricare la foto. Le foto non solo possono essere spostate a piacimento all’interno della pagina, ma possono anche essere ingrandite o rimpicciolite. Ogni pagina presenta dei bordini che ti aiutano a capire fin dove si vedrà la foto, o dove corre il rischio di essere tagliata. Noi abbiamo scelto un album con copertina rigida e carta fotografica lucida, e devo dire che la qualità del fotolibro è davvero alta. I colori sono riprodotti alla perfezione, la rilegatura è ottima e l’apertura panoramica permette di vedere correttamente anche le foto posizionate al centro pagina. 

Non mi resta che mostrarlo…

Una volta composto l’album si invia direttamente sul sito e si completa l’acquisto. In meno di una settimana avevo a casa il mio fotolibro di Sevilla! Un’idea carina per conservare le foto, ma anche per fare un regalo agli amici. Semplice semplice, proprio così come ve lo sto raccontando. 

Beh, che aspettate? È giunto il momenti di creare un fotolibro con le foto di quella vacanza del 2011 che ancora sono nella cartella “varie” del desktop ;P

 

 

mancanze di un'italiana in spagna

Mancanze di un’italiana in Spagna

Mi sentite sempre parlare benissimo della Spagna, è vero, e non potrebbe essere altrimenti. Eppure anche noi, gli italo spagnoli più convinti, sentiamo la mancanza di alcune cose dell’Italia. Sì, gli affetti, il mare, il paese, il cibo, tutto questo manca a tutti in tutti i luoghi, in tutti i laghi, in tutto il mondo, siamo pur sempre italiani. Ci sono però alcune piccole e grandi cose che mancano un po’ di più agli italiani che sono in Spagna.

Vi farò dunque un breve elenco di quelle cose che mi ricordano ogni giorno che anche la Spagna ha i suoi difetti. È una lista personale…soprattutto per quanto riguarda i primi punti che vi elencherò, ma qualcosa mi dice che non faticherete a condividere alcuni punti con me! Pronti?

 

6- L’odore dell’autunno

Questa credo sia una mancanza tutta mia, è una cosa personale in effetti, e sono certa non riguardi tutta la Spagna. Quest’anno per la prima volta ho passato l’autunno a Sevilla, era l’unica stagione dell’anno che mi mancava da vivere in questa città; tutti me l’avevano descritto come un periodo dell’anno eccezionale, beh no, si sbagliavano. A Sevilla in autunno piove di continuo, di giorno fa caldissimo, di notte è autunno e di prima mattina sembra il polo nord. Ma la cosa che proprio non sono riuscita a digerire è che Sevilla non profuma d’autunno. Ripeto, deve essere una cosa molto personale, sicuramente Madrid o San Sebastian avranno i loro odori autunnali…ma Sevilla, no, nada de nada. Volete mettere con l’odore che c’è a novembre in Abruzzo? Tra vino novello, castagne, focolari accesi…è tutta una magia. Amo l’autunno abruzzese.

5 – Le mangiate tra colleghi a lavoro

Questa è una mancanza tipica della me cameriera. Per anni e anni, come sapete, ho lavorato come cameriera, in Italia ovviamente. Era abitudine, in tutti i locali dove ho lavorato, soprattutto nell’amata pizzeria dove sono cresciuta, la mangiata post lavoro tutti insieme. La mangiata post servizio, la pausa insomma, ma anche quella pre servizio perché ogni ristorante ha i suoi orari, è una della cose più belle del faticoso lavoro del cameriere. Hai passato un sabato di merda tra comande assurde, problemi in cucina, clienti maleducati, ma poi quando la sala si svuota ci si siede e si mangia insieme prima di sistemare le ultime cose e tutto passa come per magia. Ecco, quando ho lavorato come cameriera qui, in nessuno dei locali dove sono stata ho avuto il piacere di vivere questo momento. Anzi, qui non ti fanno neppure andare a far pipì figuriamoci mangiare insieme a fine servizio.

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4- Mulino Bianco

Nonostante siano anni che Antonio Banderas ci regala grandi momenti insieme a Rosita, no, in Spagna non è mai arrivata la Mulino Bianco, e questo per me è di una gravità inaudita. Si trovano prodotti italiani di qualsiasi tipo, tranne i biscotti della Mulino Bianco! Ho trovato comunque il modo di fare una colazione decente, del resto se ti abitui al cafè con leche temperatura lava puoi sopravvivere a tutto, ma davvero, i biscotti in Spagna fanno cagare, senza mezzi termini proprio. Ne esiste un solo tipo, di due o tre marche diverse, in confronto il cartone è più commestibile. Come può un popolo civile vivere senza inzuppare le macine nel latte o senza divorare pacchi interi di pan di stelle davanti alla tv? Mistero. Io intanto ho trovato un italiano (uno!) che li vende a peso a d’oro e ogni tanto cedo.

La perfezione.

 

3- La Pizza.

Quella con la P maiuscola, perché qui la Pizza vera non esiste. Ci ho provato, ne ho mangiate diverse, solo dagli italiani ovviamente, ma è difficile trovare un impasto che sia quantomeno decente. Dopo 4 anni posso dire che a Sevilla ho trovato due posti dove andare in caso di crisi di astinenza estrema, ma il livello resta basso eh, e parliamo di italiani! Purtroppo o per fortuna fare la pizza è un’arte, non riesce bene a tutti. E su questo volevo lanciare un appello ai miei connazionali a Sevilla: COME CAZZO FATE A MANGIARE LA PIZZA DI DOMINO E TELEPIZZA??? VI DEVONO RITIRARE LA CITTADINANZA ITALIANA, FOLLI!

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2- Il cornetto di notte

Questa è una mancanza che ho sviluppato ultimamente, da quando ho ricominciato ad andare a ballare. Grazie a Facebook ho scoperto che questo grave problema affligge mezza Europa e anche il nord Italia. Dopo che hai bevuto e ballato e ti appresti a tornare a casa che è quasi giorno come fai ad andare a letto senza fare una sosta in una cornetteria??? Davvero, dite che sono troppo terrona? È così dalla notte dei tempi, la notte fuori la devi finire in cornetteria o in una pasticceria! Qui l’unico che puoi trovare aperto è un kebbabaro sfigato e vabbé se sei finito finito ci sta anche, oppure puoi trovare i churros, una roba fritta tipo le nostre crispelle (anche queste molto abruzzesi) che se li mischi con l’alcol ti mandano in coma per un mese. No, vi prego, esportiamo il culto del dolce di notte!

1- I termosifoni

Mie cari lettori, sì, la cosa che più mi manca in questo inverno spagnolo è IL TERMOSIFONE. Come forse saprete in Andalucia non ci sono i termosifoni, e se per questo è raro anche il gas metano, abbiamo le bombole in casa. Ecco io pensavo che in una città tanto calda si potesse vivere senza termosifone, ma no, non si può vivere sereni senza, neppure nella calda Sevilla. Perché dovete sapere che la calda caldissima Sevilla ha delle case dove muori ibernato. Ora, ok il condizionatore, che spara quell’aria tiepidina e fa un sacco di rumore, ma vuoi mettere con l’attaccarti corpo ed anima ad un termosifone bollente? Non c’è paragone.

Avete scoperto quali sono le mie mancanze da italiana in Spagna. E le vostre quali sono??