LA TEORIA DEL TODO | Una película muy convencional, sobre una vida excepcional! Reseña en anteprima | 2.8/5

Ha llegado en los cine de España La teoría de todo firmado por James Marsh; la pelicula nos cuenta la historia de la extraordinaria vida de Stephen Hawking, cosmólogo de fama mundial, afectado por una enfermedad degenerativa terrible.

En 1963, el joven Stephen es un estudiante de Cambridge, el mejor de los estudiantes, y es precisamente en Cambridge donde conoce a Jane, una estudiante de letras, muy devota y tan diferente de él para llamar su atención de inmediato.

Los dos empiezan una historia de amor, sin poder imaginar que un evento dramatico estaba por cambiar radicalmente sus vidas: a Stephen se diagnostica una atrofia muscular progresiva con una esperanza de vida de dos años. Sólo con la ayuda de su amada Jane, que opta por permanecer a su lado y que obligó a Stephen a reaccionar, el vivrá más de dos años, y tendrà (¡y tiene todavia!) una vida larga, con hijos, nietos y mucho éxito.

La teoría del todo es un biopic muy convencional, de lo que quieren gustar a la Academy, mas que The Imitation Game (Descifrando Enigma), sin embargo este ultimo tiene un guion más interesante y un montaje más dinamico. Lo que todavia diferencia La teoria del todo de otros biopic es que no se centra sólo sobre el astrofisico, sino que dedica un amplio espacio a las emociones de Jane, cuya biografía se basa la película; Jane es una mujer que lucha todos los días para no perder el ánimo y dar a su marido enfermo una vida que sea la más normal posible.

Y esta es la fuerza de la película, haber contornado tan bien el personaje de Jane, de la mujer que sufre en silencio al lado del paciente, por lo que la muy buena Felicity Jones roba la escena a Eddie Redmayne.

Destaca pero la interpretacion de Redmayne, que nos muestra perfectamente el dolor y las emociones de Hawking; el actor corre hacia los Oscar después de haber ganado el Globo de Oro el pasado domingo.

la teoria del todo
La teoria del todo tiene 5 nominaciones en los Oscar 2015

LA TEORIA DEL TUTTO | Un film convenzionale su una vita eccezionale!

Arriva nelle nostre sale oggi, 15 gennaio, La Teoria del Tutto, biopic sulla straordinaria vita di Stephen Hawking, decretato dai più come il favorito agli Oscar. Sarà davvero così convicente? Scoprilo con la nostra recensione!

Esce oggi nelle nostre sale La teoria del tutto, il racconto della straordinaria vita di Stephen Hawking, cosmologo di fama mondiale che convive con una terribile malattia degenerativa, firmato da James Marsh.

1963, il giovanissimo Stephen è uno studente di Cambridge, il migliore, ed è proprio a Cambridge che incontra Jane, una studentessa di lettere così diversa da lui da catturare immediatamente la sua attenzione. I due intraprendono una storia d’amore, ignari dell’evento drammatico che sta per cambiare le loro vite: a Stephen viene diagnosticata l’atrofia muscolare progressiva con un’ aspettativa di vita di due anni.

Sarà solo grazie all’amata Jane, che sceglie di stargli accanto costringendolo a reagire che Stephen vivrà ben oltre due anni, ma anzi avrà (ed ha) una vita lunga, con tanto di figli, nipoti e successo.

La teoria del tutto è un biopic convenzionale (che strizza l’occhio all’Academy) ma che non si concentra solo sull’astrofisico, ma dedica ampio spazio anche alle emozioni di Jane, dalla cui biografia il film è tratto;

Jane è una donna che combatte quotidianamente per non perdersi d’animo e per regalare al marito malato la vita più normale possibile. Ed è questa la forza del film, aver delineato così bene il personaggio di Jane, di colei che sta accanto al malato, tanto che la convincente Felicity Jones ruba in parte la scena a Eddie Redmayne.

Nota di merito a parte per Redmayne, perfetto nel restituirci i dolori e le emozioni di Hawking, lanciatissimo verso l’Oscar dopo la vittoria ai Golden Globe.

BIG EYES | E Tim Burton si aprì al colore! | Recensione 3.8/5

È arrivato il 2015 e ha portato un carico di film davvero promettenti nelle nostre sale tanto che viene da pensare che il meglio ce lo siamo giocati già! Cosa altro può offrirci questo 2015 quando nel primo giorno dell’anno abbiamo visto l’uscita degli ultimi film di Tim Burton e di Clint Eastwood e del favorito per gli Oscar, The imitation game?

Sorvolando sul mio pessimismo cinefilo passiamo ad analizzare Big Eyes, il film con il quale ho (felicemente) scelto di inaugurare l’anno..non prima però di aver aperto una piccola parentesi sullo sconforto provato ieri mentre ero in coda in biglietteria. Perché a dirla tutta ieri è uscito anche il film di Siani, Si accettano miracoli, e ha monopolizzato le sale di mezzo stivale (vedesi quello che è successo a Napoli!). Biglietterie con file chilometriche, ma le uniche sale piene erano le due che proiettavano Siani. Ma come si fa con dei mostri sacri del genere a scegliere l’ennessimo cine panettone? COME SI FA?

Ma passiamo al film. Va subito detto che non si tratta di un classico film alla Burton, anzi è il lavoro meno burtoniano di Tim Burton e questo lo sapevo già, ma non mi sarei mai persa un film con protagonista la bella Amy Adams e quel mostro di bravura di Christoph Waltz e ho fatto bene.Big-Eyes-new-poster

Non essendo una fan incondizionata del Dark Burton questa svolta al colore (o ritorno al colore considerato Big Fish!) l’ho molto apprezzata, como ho apprezzato il cambio del protagonista (bravo Jhonny per carità, però basta!); altro cambio fondamentale nellaa colonna sonora, non più affidata solo al solito Elfmna, ma anche a Lana del Rey. Insomma, Burton ce lo urla forte e chiaro fin dalla prima scena che si tratta di qualcosa di nuovo.

Big Eyes racconta la storia della pittrice degli occhi grandi, Margaret Keane, al secolo Ulbrich e di come il suo secondo marito, genio del marketing con velleità artistiche (ma senza doti) sia riuscito ad attribuirsi il merito delle sue opere. Per alcuni anni Margaret accetta senza eccessiva resistenza di lavorare all’ombra del marito, perché in fondo le bugie di Walter Keane sono a fin di bene, lo fa per mantenere la famiglia e ci riesce benissimo, riempendo la moglie soldi; e poi, come lui afferma spesso, una donna non riuscirebbe a vendere così tanto come un uomo!!

Così tra discorsi maschilisti e quasi sicuramente violenze domestiche, occultateci da Burton, passano dieci anni. Il mondo sta cambiando e mentre l’elite dei critici d’arte fatica ad accettare la svolta pop, Walter fa soldi vendendo persino le locandine della sua galleria, milioni di riproduzioni di occhi grandi invadono il mercato prima ancora dell’esplosione di Warhol e i Keane diventano famosissimi.

Ma in questi dieci anni cambia anche Margaret e ogni nuova tela donata al marito-padrone le porta via un pezzo di anima; persino la figlia è tenuta all’oscuro del segreto di famiglia e forse, più del senso di impotenza, più delle aspirazioni frustrate, è proprio questo senso di tradimento nei confronti della figlia a darle la forza per dire no, per lasciare il marito e iniziare una nuova vita. Ma accusare il marito non sarà impresa facile..

Amy Adams porta in scena una perfetta moglie cristiana di fine anni cinquanta, che non si oppone al volere del marito, con una buona fede sconfinata e un modo diverso di vedere il mondo, quasi gotico, a dispetto del mondo sempre più varipinto nel quale vive.

Christoph Waltz si riconferma tra i migliori in circolazione, una performance incredibile, un attore davvero istrionico. Il suo Walter Keane ci fa addirittura simpatia prima di mostrarsi per quel che è.

Se vi aspettate di vedere bambine dai grandi occhi tristi prendere vita e padroneggiare in un film dai toni dark avete sbagliato film, perché questo è il biopic di una storia poco nota e molto interessante. E mentre in rete hanno già lanciato anatemi del tipo “non andate, Tim non è più lo stesso, non c’è il gotico, Burton è finito”  a me la svolta di questo regista è piaciuta parecchio! Tim Burton è cambiato, forse si è semplicemente stancato di giocare nei cimiteri o forse è una parentesi della sua vita artistica, ma è una parentesi ben riuscita e dunque ben vengano altri film così!  Del resto Burton ha sempre dato vita a personaggi emarginati e anche Margaret lo è, ma questa volta ci ha raccontato la sua storia usando tutta la tavolozza! Più colore Tim, dacci più colore!

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Y Tim Burton descubrì el color!

Big Eyes se estreno en España el pasado 25 diciembre. Hay que decir que Big Eyes no es una clásica peli de Burton, más bien es el trabajo menos “Burtononiano” de Tim Burton. Yo ya lo sabía, pero nunca me iba a perder una película protagonizada por la bella Amy Adams y ese monstruo de habilidad de Christoph Waltz. No soy un fan incondicional de Burton y este cambio al color (!O vuelta al color!) me gustó mucho, como me gustó el cambio de protagonista (bueno, Jhonny Depp es un gran actor pero basta!); Burton nos grita fuerte y claro desde la primera escena que Big Eyes se trata de algo nuevo. Big Eyes cuenta la historia de la pintora de los grandes ojos, Margaret Keane, alias Ulbrich y de como su segundo marido, genio de la comercialización con ambiciones artísticas (pero sin dotes) ha logrado tomarse el crédito de las obras de ella. Por algunos años Margaret está de acuerdo, sin poner excesiva resistencia, en el trabajar en la sombra de su marido, ya que todas las mentiras de Walter Keane son para bien, lo hace para mantener a su familia, y lo logra muy bien, llenando su esposa de dinero; desde luego, como decía Walter a menudo, una mujer no sería capaz de vender tan bien como un hombre!! Así entre discursos sexistas y con toda seguridad actos de violencia doméstica (que Burton nos oculta) pasan diez años. El mundo está cambiando y mientras los críticos de arte no aceptan el cambio al pop, Walter hace dinero vendiendo incluso las postales de su galería, millones de reproducciones de los grandes ojos invaden el mercado, incluso antes de la explosión de Warhol y Keane se hace famoso. Pero en los últimos diez años también Margaret ha cambiado y cada nuevo lienzo donado al marido le quita un pedazo del alma; incluso la hija no conoce el secreto de familia y tal vez, más de un sentido de impotencia y de las aspiraciones frustradas, es precisamente el mentir a su hija a darle la fuerza para decir no, y dejar por fin a su marido. Pero acusar a su marido no va a ser empresa fácil..

Amy Adams trae al escenario una esposa perfecta que no se opone a la voluntad de su marido, con una fe sin límites y una forma diferente de ver el mundo, casi gótica, a pesar de un mundo en el que vive cada vez mas varipinto.

Christoph Waltz se confirma entre los mejores actores de su generación, un actor histriónico que domina la escena como ninguno. Su Walter Keane nos hace incluso simpatía antes de mostrarse por lo que es.

Si esperais ver niñas de grandes ojos tristes salir fuera de las pinturas y tomar vida en una película de los tonos obscuros vos equivocais porque esta es una película biográfica de una historia poco conocida y muy interesante. Y mientras que en la red ya han lanzado anatemas como ” Tim ya no es lo mismo de antes, la peli no es gótica, Burton ha terminado su carera” para mi la peli es muy valida! Tim Burton ha cambiado, tal vez es simplemente cansado de jugar en los cementerios o tal vez es un paréntesis de su vida artística, pero es un paréntesis éxitosa y por lo tanto voy a esperar a otras películas así! Además Burton ha dado siempre vida a personajes marginados e incluso Margaret lo es, pero esta vez nos contó su historia utilizando toda la gama de los colores!