Mi ci è voluto un po’ per riprendermi, ma eccomi qui, ce l’ho fatta: ho passato la settimana santa a Siviglia e sono sopravvissuta per raccontarlo a voi.

bella la settimana santa…bellissima…

Lo ammetto, quella di passare la semana santa a Siviglia è stata un’idea mia, un desiderio espresso in tempi non sospetti, ed evidentemente a seguito di un’amnesia, visto che avevo già assistito a scene di follie nella semana santa del 2013. Tra il desiderio di vivere la semana grande  della città che tanto amo a quello di catapultarmi nel mio Abruzzo il passo è stato breve: lunedì santo avevo già capito che restare qui era stata un’enorme cazzata. 

Domingo de Ramos

In realtà la settimana santa sivigliana era iniziata benissimo con la domenica delle palme, su un balcone nella centralissima Calle Sierpes. Certo, arrivare su quel balcone non è stata proprio l’impresa più facile del mondo. Voi ci passereste in mezzo a dei tizi seri seri e incappucciati che stanno facendo una stazione di penitenza? Ecco, neppure io, ma senza ali le mie amiche ed io non avevamo altra alternativa, e così ci siamo ritrovate letteralmente in mezzo alla processione, sacrilegio massimo insomma. Eppure la bocca dell’inferno non si è aperta per risucchiarci.

Tre italiane e un balcone

Lì, su quel balcone, ho avuto il piacere di vedere come vive davvero una famiglia sivigliana le processioni. L’esperienza è stata a tratti surreale, da noi probabilmente solo al sud ci sarebbe stata un’accoglienza del genere; tenete presente che eravamo a casa di cugini di un amico, ovviamente non ci avevano mai viste prima! Per farla breve vi riassumo il tutto così: torrijas, cocktail, incenso, processione, risate, incenso, processione, calore, cibo, simpatia. 

semana santa sevilla

Pasos e altri problemi

Ora, farvi capire cosa significhi la settimana santa qui è parecchio complicato, dovrei fare un post dove ve la spiego per filo e per segno, ma siamo qui oggi solo per capire come sono sopravvissuta, quindi per avere info sulla semana santa vi conviene leggere questo articolo di Andalusia viaggio italiano. La risposta, comunque, è che sono sopravvissuta… male. A partire dal lunedì vivere a Siviglia e cercare di uscire di casa sono diventate due cose incompatibili. Facciamo un esempio. Immaginate una delle più grandi città d’Italia e immaginatela con tutte le strade del centro, ma tutte proprio, più le strade che costeggiano il perimetro delle mura, chiuse al transito. Avete presente le mie tanto amate bici in affitto? Bene, tutti i parcheggi sevici del centro vengono chiusi, quindi non puoi attraversare la città in bici, ma non potresti comunque a meno di non fare una strage di pedoni che passeggiano con tutta calma sulla pista. E vai a piedi, direte voi, certo, se non fosse che sivigliani più turisti a caso (ma quanti italiani ci sono a Sivigliaaaa???) si fondono e creano un muro umano che il cemento armato in confronto è nulla. Provateci voi a passare in mezzo a quel tipo di folla, o peggio ancora in mezzo ai nazarenos, provateci! Una città di 700mila abitanti che si riversa in strada per vedere una miriade di processioni.

semana santa sevilla 2017
di notte fanno discretamente paura

 

Siviglia, hai vinto tu!

Mercoledì sera, in un momento di incoscienza, ho cercato di attraversare la città e ho fallito non una, non due, ma ben 5 volte! 5 tentativi di raggiungere la casa della mia amica da 5 punti diversi, ma nada, Siviglia ha vinto e io mi sono arresa rimediando con il perdermi sola nelle uniche strade in cui non c’erano devoti e turisti. Ed è in quei momenti che Siviglia ti stupisce e mentre vaghi senza meta, e anche decisamente infastidita, incontri un amico che non vedevi da anni e alla fine la serata si sistema. Ovviamente quando dico che Siviglia ha vinto è perché non c’è stato verso di tornare a casa senza assistere almeno al rientro in chiesa di uno dei tanti pasos che erano in strada, ma a dire la verità mi sono emozionata anche io. 

Quel che resta

Quel che resta di quello che chiamerò un piccolo errore di calcolo è una domenica della palme indimenticabile e una Pasqua diversa e altrettanto bella. Il bello di vivere all’estero, quando hai la fortuna di incontrare le persone giuste, sono i legami si creano. Vivere fuori ti cambia, che tu sia partito perché lo volevi o no, che tu sia nella tua città preferita o no, vivere lontano dall’Italia ti cambia. I volti cambiano continuamente, le compagnie svaniscono nel tempo di un erasmus, eppure in mezzo a questa vita di passaggio nascono anche dei rapporti veri, più intensi proprio perché la lontananza da casa quasi ti impone di buttare giù i muri al primo incontro. E con queste persone è stato come essere in famiglia, anche senza l’agnello e senza l’uovo di Pasqua, ma con tante risate, 35 gradi all’ombra e una birretta sul fiume. 

 

 

Si ringrazia Entre cirios y volantes

 

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