digital detox

C’è vita fuori da social network?

Per questo ritorno inaspettato nel mondo dei blogger vi piazzo subito subito un bel tema caldo che più caldo non si può: c’è vita fuori dai social network? Il perché di questo domandone è presto detto, sto facendo un digital detox, che nella lingua delle persone normali significa una disconnessione totale dai social network, che poi totale non è perché c’è sempre il maledetto whatsapp e quello proprio non lo posso disattivare…o la mia famiglia a 2500 km di distanza potrebbe chiamare la polizia. 

Storia di una disadattata

È alquanto curioso vedere come siano bastati 6 giorni senza social network per farmi tornare a scrivere qui, tipo che se lo avessi saputo prima avrei disattivato tutto almeno 7 mesi fa. Ma visto che sono una disadattata ho dovuto aspettare di morire di invidia davanti alle foto di un concerto a cui non sono potuta andare (!) per sclerare, morire inside, e togliere tutti i social dal mio telefono. E per togliere voglio dire che ho proprio disattivato i miei account e disinstallato le app dal mio cellulare. Nulla di strano, almeno per quanto riguarda Facebook, lo disattivo spesso per periodi brevi, una disintossicazione di cui ho bisogno con cadenza regolare, ma non avevo mai disattivato Twitter prima di giovedì scorso. 

Digital Detox Day

È curioso che io abbia scelto di fare il mio digital detox proprio a cavallo del 1 luglio, che è, guarda caso, il digital detox day. Giuro che non ero informata a riguardo, tra l’altro il digital detox day prevede la disconnessione per un giorno e io ho previsto di restare fuori dal mondo per almeno 7 giorni (e ci sono quasi). Ma cosa è cambiato in questi giorni fuori dai social? Si è davvero più tranquilli senza controllare notifiche e senza vedere le foto pazzesche di amici, nemici e conoscenti che se la spassano? Nì.

social network digital detox

Perché ho disattivato i social network

Devo riconoscere che ciò che mi ha portato a disattivare tutto non è stato un semplice concerto al quale non ho potuto assistere (sorvoliamo sul fatto che non fosse un semplice concerto, MA IL CONCERTO DEL MIO GRUPPO PREFERITO NELLA MIA CITTÀ PREFERITA, VI ODIO TUTTI CAZZO), ma una sorta di strana e orribile sensazione di oppressione. Giovedì scorso mi mancava l’aria e mi sono resa conto che l’unica cosa che potessi fare per calmarmi era uscire dai social e non vedere nulla, non sapere più nulla di nessuno. 

Riconosco di avere un problema di dipendenza, dai social network, e dal telefono in sè, visto che in questi giorni senza gattini in bacheca e notifiche varie ho comunque passato tempo davanti al telefonino, in cerca di cose da fare. Ho spulciato le vecchie mail, ho letto ogni singola pagina di applicazioni che davo per morte, ma che continuavano ad essere lì sul telefono, ho letto e riletto le noiose notizie proposte dal mio upday samsung (e ho sofferto nel non poter condividere su facebook una notizia in particolare!) insomma, ho fatto scroll tra cose noiose per sopperire alla mancanza dello “scrollare” la bacheca Fb o le foto su Instagram. 

No, non ho messo su una crociata contro i social…

La mia ovviamente non è una battaglia contro i social, perché sono una grande sostenitrice di quasi tutti i social network. Su instagram ho fatto vere e proprie amicizie, stessa cosa per Facebook che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose. La mia era più una esigenza di non sapere. I social ci forniscono troppe informazioni, anche su persone di cui non vorremmo sapere nulla, e non è sempre facile restare alla larga da certe informazioni, per quanto il buon Mark si impegni fornendoci liste amici e possibilità d effettuare blocchi compulsivi. Così si finisce per immagazzinare una sacco di cose di cui non ce ne potrebbe fregare di meno. E spesso si soffre invidiando le vite apparentemente perfette degli altri.

Allo stesso tempo sui social network le persone tendono a fraintenderci. Sul mio profilo instagram condivido con piacere la mia vita andalusa, ma ultimamente sta diventando una sorta di trappola, una gabbia in cui quella esposta sono io, e per quanto io mi sforzi di essere il più possibile me stessa mi rendo conto che molti si sono fatti un’idea completamente diversa di me. Non lo tolleravo più. 

Ma è servito a qualcosa il digital detox?

Onestamente non lo so. Non ho ottenuto ciò che cercavo, temo purtroppo che non basti disattivare la Nancy pubblica per ottenere la pace che cerco. Devo riconoscere, però, che sto dormendo molto meglio, che mi distraggo meno a lavoro e che dopo tanto ho fatto un binge watching di una nuova serie. Ah, sono le 18.30 e ho il 70 % di batteria.

Il bilancio è dunque positivo, ma è inutile negarlo senza social network non ci so stare, e vi assicuro che tra pochissimo riattiverò instagram e tornerò a raccontarvi la vita andalusa.

 

 

 

 

 

15 minuti di gloria

15 minuti di gloria, ovvero quella volta che sono stata ospite di Cannibal Kid e Mr. Ford

Quando Cannibal Kid mi ha invitata a commentare le uscite di questo giovedì insieme ad un altro mostro sacro della blogsfera (Mr. Ford) il mio primo pensiero è stato “omg, ma davvero sti due matti mi vogliono sul loro blog?”. Vi preannuncio quindi che si tratta di un contributo di cui avreste fatto volentieri a meno, ma ora sono qui e mi prendo i miei 15 minuti di gloria!

La seconda cosa a cui ho pensato, invece è che sti due simpaticoni mi vogliono davvero male. Per chi non lo sapesse vivo in Spagna e le uscite in sala non coincidono quasi mai…quelle di questo giovedì fanno scendere il latte alle ginocchia; forse sono solo titoli mal tradotti? Vediamo insieme.

Il giustiziere della notte

il giustiziere della notte

Nancy: Sarò onesta, questo è il classico film che evito fin dal titolo, sono prevenuta lo so, ma resisterei 5 minuti prima di iniziare a russare. Questione di gusti. Poi scopro che è un remake e i remake sono sempre una pessima idea. E per finire scopro che c’è Willis ed è subito Die Hard. Per me è no.

Ford: da buon tamarro, ho ovviamente visto più di una volta l’originale Il giustiziere della notte, che ai tempi fece da apripista agli action tamarri anni ottanta, e più di recente ispirò cose decisamente meno esaltanti come la saga di Taken. Nonostante Willis, non ho davvero gran voglia di vederlo.

Cannibal Kid: Fin dal fordianissimo titolo, un film da evitare di giorno e di notte. Già l’originale non mi ha mai ispirato, le storie di gente che si fa giustizia da sola mi fanno venire in mente episodi di cronaca recente tutt’altro che lieti e i film di questo tipo non li sopporto, Kill Bill e poche altre eccezioni a parte. Sì, ok, c’è Bruce Willis, uno dei pochi action hero che riesco a tollerare, ma non è abbastanza. Soprattutto negli ultimi tempi. E se manco Ford ha voglia di vederlo, chi cacchio la andrà a vedere ‘sta roba e perché hanno avuto l’idea di girare un remake così?

Nico, 1988

velvet underground

Nancy: Un film su un personaggio musicale potrebbe essere una delle poche cose che mi convincerebbe a spostare il sedere dal divano fino alla poltroncina del cinema. Nico, ovvero Christa Päffgen, è stata musa di Warhol, cantante dei The Velvet Underground, e poi ha girato l’Europa con un tour solista. Davvero, vi serve altro? Ok, allora vi dirò che il film è di una giovane regista italiana che qualche anno fa ci regalò il piacevolissimo (almeno per me) Cosmonauta. Confido in voi chicos, non mi massacrate la Nicchiarelli!

Ford: di norma sono piuttosto refrattario ai tentativi di autorialità italiana, ma questo film mi incuriosice. In fondo, credo che Nico e i Velvet Underground siano una delle poche cose esistenti in grado di mettere d’accordo me, Cannibal e perfino la nostra ospite settimanale in diretta dalla Spagna, con grande invidia del sottoscritto.

Cannibal Kid: Il film assolutamente da vedere della settimana! Le storie di cantanti e musicisti mi esaltano quasi sempre, qui poi si tratta di Nico, che a livello musicale mi è sempre piaciuta parecchio ma di cui a livello personale so pochino e sono molto curioso di scoprirne di più. Quindi ben venga questo film radical-chic e di nicchia-relli.

The Lodgers – Non infrangere le regole

non infrangere le regole

Nancy: E qui mi tiro proprio indietro e vi risparmio qualsiasi commento/cazzata. Non riesco a vedere i film horror, non posso. Lascio la parola a voi chicos, ho chiuso il trailer prima ancora di arrivare a metà. Potrebbe piacere a Ford, forse?

Ford: nonostante l’ambientazione irish ho come l’impressione che si tratti dell’ennesimo horrorino da niente che non farebbe paura neppure a Nancy o, peggio, a Katniss Kid. Passo senza paura.

Cannibal Kid: Nancy non guarda gli horror per paura, o perché le fanno schifo?

Un mistero destinato a essere più appassionante di questa robetta, che si preannuncia come l’ennesima storiella gotica su una casa più o meno infestata. Ma anche basta!

Ricomincio da noi

Ricomincio da qui

Nancy: Ed eccoci al primo di una lunga seria di film dai titoli diabetici. Un film sulla terza età, o meglio, sulla rinascita di una donna durante la terza età grazie al ricongiungimento con la sorella. Una di quelle cose di cui avremmo fatto volentieri a meno, e sono certa che Cannibal dall’alto dei suoi 18 anni la penserà come. Forse siamo semplicemente troppo giovani caro mio. Ford, mandiamo te al cinema?

Ford: cara Nancy, se vuoi andare incontro al destino amaro del finto giovane Cannibal e rischiare un paio di mosse di wrestling sei sulla strada buona. E dato che non avete rispetto per i più anziani, in sala a vedere questa roba spedisco voi due.

Cannibal Kid: Così si fa, Nancy. Al diavolo, anzi all’ospizio, il vecchio Ford e i suoi soporiferi film di e per nonnini!

Anche senza di te

anche senza di te

Nancy: Un titolo che auto recensisce il film: sì, anche senza di te, andavamo avanti benissimo. E invece no, ci tocca sorbire l’ennesima commedia d’amore con un improbabile Vaporidis (davvero recita ancora?) e la Catania. Che bello vivere in Spagna, tutta vostra sta commedia Ford e Cannibal!

Ford: secondo me film come questo sono un ottimo motivo per espatriare. Oltre alla presenza di Cannibal sulla Penisola. Ahahahahah!

Cannibal Kid: La gran parte dei film in uscita questa settimana in effetti fanno venire voglia di espatriare. Considerando però che in Spagna hanno fatto un remake di Tre metri sopra il cielo, Tres metros sobre el cielo, forse però Nancy avrebbe dovuto scegliere un altro paese in cui andare, uahahah!

Vengo anch’io

vengo anch'io no tu no

Nancy: Quello che urleranno Ford e Cannibal dopo aver visto il film di Bonelli! No, torniamo un attimo seri, anche se suona ossimorico, visto che stiamo per parlare di una commedia di due comici di Zelig. A me il trailer ha strappato più di una risata, sono certa che dissentirete, eppure io gli darei una possibilità.

Ford: no, io no. Evidentemente la settimana post-Oscar è stata sacrificata sull’altare delle uscite inutili. Senza contare che i film con i comici di Zelig e affini li ho sempre sopportati meno di Peppa Kid. Che è tutto dire.

Cannibal Kid: Comici di Zelig? Perché, come Vaporidis, esistono ancora? E gli fanno pure fare dei film? Lo siento, Nancy, pero esta película es pura mierda.

Nome di donna

nome di donna

Nancy: Non me ne voglia Marco Tullio Giordana, ma questo titolo non si può sentire! La Capotondi per anni l’ho adorata, poi però me la sono ritrovata sulla tv spagnola in un film di quelli che piazza Antena 3 dopo pranzo, che per la cronaca sono come i film tedeschi che spara la Rai nei dopo pranzi estivi..lì ho capito che forse forse non era sta grande attrice. Gli diamo una possibilità per la tematica?

Ford: vorrò sempre bene a Giordana per La meglio gioventù, ma onestamente comincio a fare fatica a fronteggiare questo bombardamento di potenziali schifezze italiane. Quasi quasi pianifico una vacanza a scrocco in Spagna da Nancy portandomi dietro l’intero clan dei Ford.

Cannibal Kid: Secondo film della settimana da vedere. Almeno per me. Tematica più che mai attuale, quella delle molestie sul lavoro, un regista che non seguo dal capolavoro La meglio gioventù (sul serio è piaciuto pure a te Ford? Sono sotto shock!) ma che ho voglia di riscoprire, e un’attrice muy bonita che ha dimostrato di saper recitare persino al fianco di Vaporidis, e non è da tutti. Sì, il titolo sembra quello di una nuova rivista diretta da Alfonso Signorini, però mi sembra anche una delle pellicole italiane più promettenti di quest’ultimo spento periodo.

Nancy, se per un po’ ci levi dalle scatole e dall’Italia Ford siamo solo contenti. Ti avverto però che devi possedere almeno un hotel per ospitare tutto il suo clan, visto che quello ha qualcosa come 14 figli, almeno così mi pare l’ultima volta che ho provato a contarli.

Eterno Femminile

eterno femminile

Nancy: Un film messicano, e il Messico, Oscar docet, vince a mani bassi da un bel po’ di anni e lo fa perché lo merita. E chi sono io per contraddire l’Academy?? Nessuno! Eterno Femminile (tradotto, ovviamente, a cazzum) racconta la storia di Rosario Castellanos, una delle più grandi scrittrici messicane dello scorso secolo, e a me ha convinto già così e non sono ironica. Confido in Ford perché so già che per Cannibal è un no secco.

Ford: confidi bene, Nancy. Questa potrebbe essere la sorpresa della settimana, sempre sperando che non si riveli una schifezza sopravvalutata come La forma dell’acqua, che da queste parti ha preso una forma davvero meno piacevole. In ogni caso, qui il beneficio del dubbio ci sta.

Cannibal Kid: Ford di recente pare più anti-messicano di Trump, visto che è in pratica l’unico al mondo ad aver parlato male de La forma dell’acqua. Quanto a me, no lo se. Potrebbe essere un film interessante, ma il rischio noia è dietro l’angolo.

Benvenuti a casa mia

15 minuti di gloria

Nancy: Ma è davvero necessario infilare il benvenuti ovunque? No spiegatemi, davvero. Sorvoliamo per un attimo sul discutibile adattamento del titolo e soffermiamoci sulla commedia dei cugini. Vale la pena vederla? Beh, il regista è lo stesso di Non sposate le mie figlie, uno dei film con cui ho più riso negli ultimi anni; anche il protagonista è lo stesso, un volto noto in Francia e non solo, il bravissimo Christian Clavier; e poi si parla di accoglienza e di rom, e che fate, vi perdete un film che potrebbe far incazzare Salvini? Potrei quasi tornare, è una giusta causa.

Ford: Non sposate le mie figlie mi aveva divertito di brutto e mi era parsa una di quelle proposte francesci non radical che apprezzo molto. Poi, se si può ironizzare alla facciazza di certe facce che girano in Italia – e non sto ovviamente parlando degli immigrati, ma di chi li vorrebbe buttare a mare -, il gioco è fatto.

Cannibal Kid: Benvenuta in questa rubrica, cara Nancy. Vedi, un benvenuto non si nega a nessuno. 🙂 Nemmeno a questo film. Io ho una passione inspiegabile e irrefrenabile per le commedie francesi. Di recente sono riuscito ad apprezzare persino una porcata come Alibi.com, quindi benvenuti a ‘sti filmoni!

Che dire, grazie per questi 15 minuti di gloria, felicissima di essere stata vostra ospite. Ora vi aspetto sulla Costa del sol, però venite in settimane diverse che non sono pronta ad affrontare un Cannibal vs Ford fuori dal web!
30 anni i nuovi 20

30 is the new 20! Bilancio del mio primo anno da trentenne

Tra meno di dieci giorni sarà il mio 31esimo compleanno, e stranamente lo dico con tranquillità…

Mi pervade, però, una strana nostalgia per l’anno che sto per lasciare. Non lo avrei mai detto, eppure i 30 non sono stati quella cosa brutta brutta che tanto mi spaventava a 27, 28 o 29 anni, ma come tutto nella vita lo capisci solo quando ci sei dentro.

A me i trenta facevano davvero paura. Ricordo che già nel giorno del mio 24esimo compleanno, quando ero ancora una studentessa di triennale fuori corso mi ripetevo:

“cazzarola, tra sei anni avrò 30 anni, farò in tempo a realizzarmi per allora? Sarò sposata? Lavorerò? Mi sarò laureata??”.

 

Le aspettative, ma quelle degli altri!

È che per anni ci preparano ad un futuro che a trent’anni, secondo una stupida convenzione, dovrebbe essere già delineato; un lavoro fisso, un compagno di vita, figli, casa. In una parola stabilità. Stabilità…una parola che i ragazzi della mia generazione non conoscono. La stabilità per un ragazzo nato negli anni ottanta è tipo un mito, una racconto di quelli che iniziano con “no perché mio cugino a 30”, o una cosa lontanissima da raggiungere. Però vi dirò la verità, forse molti di noi neppure la cercano più la stabilità. 

E poi a me i trenta facevano paura anche per un altro motivo; i miei vent’anni io li ho vissuti male; sono volati via tra nottate sui libri e giornate a lavorare. Anni frenetici, una corsa continua contro il tempo per prendere quel maledetto pezzo di carta. Occasioni perse a non finire, amici che ti superano nel cammino e che poi non vedi più. E sempre per via delle stupide convenzioni di cui sopra temi che allo scoccare dei trenta le tue occasioni di divertirti e godere della vita finiranno.

Tic tac tic tac

A 29 anni e 364 giorni vai tipo in tilt, boom. Da un lato ci sono le mille cose che ancora devi fare, che vuoi fare! Dall’altro la famiglia, la società, un sacco di gente impicciona e le aspettative (tue, ma soprattutto degli altri) che hai deluso. Non hai il lavoro che sognavi, sei uscito dall’università sì (sia lodato Dio), ma hai ancora un lavoro precario e sinceramente di matrimonio e figli non ne vuoi proprio sentire parlare. E così o ti deprimi o scegli di “ballare”; io ho scelto di ballare e mi sono ripresa i miei 20 anni, con gli interessi. 

30 is the new 20? Sì.

Capiamoci, non è che compiuti 30 anni di botto torni ad essere una ragazzina, anzi, proprio il contrario. Io guardo la Nancy del 2006 e le darei un sacco di randellate sui denti! Il vantaggio di avere trent’anni è che ora sai chi sei (più o meno) sai cosa vuoi, cosa ti piace o non piace fare e quindi vivi tutto con un’altra filosofia e impari a dire di no. Sei più consapevole del tuo essere donna, ti piaci di più, ti ami di più! E così ti circondi di persone migliori perché le hai scelte tu, con cura. Metti in conto le delusioni, ci stai male come a 20, ma le affronti in un altro modo e vai avanti. Certo, buona parte del “successo” dei miei 30 anni lo devo al mio trasferimento in Spagna, lo ammetto. Non penso che in Abruzzo sarei riuscita a fare la quantità di cose diverse che ho fatto qui in 12 mesi o a conoscere così tante persone stimolanti e vere in poco tempo. 

Bilancio dei miei 30 anni

Facendo un tipico bilancio alla Bridget Jones posso dire felicemente che:

  • Il numero di capelli bianchi che ho in testa è ancora lo stesso di 365 giorni fa ed è molto inferiore a 10.
  • Le rughe in più? Ma sì, ci saranno pure, ma io non le vedo.
  • I chili di troppo vanno e vengono, come gli uomini (sempre più stronzi) con cui escono le mie amiche.
  • Reggo meglio l’alcol, almeno fino a quando non abbasso la gradazione, questi errori da 15enne ti fottono sempre.
  • Ho scoperto che posso ancora andare a ballare e fare le 6 del mattino senza morire, anche se poi sto in coma per tre giorni di fila.

Ma lasciando perdere questi bilanci alla Bridget, e guardandomi indietro con attenzione mi rendo conto che la cosa più importante che ho scoperto negli ultimi 365 giorni è che a 30 anni, ma anche a 40, 50, 60, puoi ancora metterti in gioco, e ricominciare da zero; se sbagli ricominci ancora, perché non c’è nulla di male se a spingerti è la ricerca della serenità. L’unico errore nella vita è non provarci, e io come dicevo ho deciso di ballare.

31, non vi temo e mi aspetto ancora di più…e se pioverà uscirò a ballare anche sotto alla pioggia. 

 

via GIPHY

settimana santa siviglia

Come passare la Semana Santa a Siviglia e sopravvivere nell’intento

Mi ci è voluto un po’ per riprendermi, ma eccomi qui, ce l’ho fatta: ho passato la settimana santa a Siviglia e sono sopravvissuta per raccontarlo a voi.

bella la settimana santa…bellissima…

Lo ammetto, quella di passare la semana santa a Siviglia è stata un’idea mia, un desiderio espresso in tempi non sospetti, ed evidentemente a seguito di un’amnesia, visto che avevo già assistito a scene di follie nella semana santa del 2013. Tra il desiderio di vivere la semana grande  della città che tanto amo a quello di catapultarmi nel mio Abruzzo il passo è stato breve: lunedì santo avevo già capito che restare qui era stata un’enorme cazzata.

Domingo de Ramos

In realtà la settimana santa sivigliana era iniziata benissimo con la domenica delle palme, su un balcone nella centralissima Calle Sierpes. Certo, arrivare su quel balcone non è stata proprio l’impresa più facile del mondo. Voi ci passereste in mezzo a dei tizi seri seri e incappucciati che stanno facendo una stazione di penitenza? Ecco, neppure io, ma senza ali le mie amiche ed io non avevamo altra alternativa, e così ci siamo ritrovate letteralmente in mezzo alla processione, sacrilegio massimo insomma. Eppure la bocca dell’inferno non si è aperta per risucchiarci.

Tre italiane e un balcone

Lì, su quel balcone, ho avuto il piacere di vedere come vive davvero una famiglia sivigliana le processioni. L’esperienza è stata a tratti surreale, da noi probabilmente solo al sud ci sarebbe stata un’accoglienza del genere; tenete presente che eravamo a casa di cugini di un amico, ovviamente non ci avevano mai viste prima! Per farla breve vi riassumo il tutto così: torrijas, cocktail, incenso, processione, risate, incenso, processione, calore, cibo, simpatia.

semana santa sevilla

Pasos e altri problemi

Ora, farvi capire cosa significhi la settimana santa qui è parecchio complicato, dovrei fare un post dove ve la spiego per filo e per segno, ma siamo qui oggi solo per capire come sono sopravvissuta, quindi per avere info sulla semana santa vi conviene leggere questo articolo di Andalusia viaggio italiano. La risposta, comunque, è che sono sopravvissuta… male. A partire dal lunedì vivere a Siviglia e cercare di uscire di casa sono diventate due cose incompatibili. Facciamo un esempio. Immaginate una delle più grandi città d’Italia e immaginatela con tutte le strade del centro, ma tutte proprio, più le strade che costeggiano il perimetro delle mura, chiuse al transito. Avete presente le mie tanto amate bici in affitto? Bene, tutti i parcheggi sevici del centro vengono chiusi, quindi non puoi attraversare la città in bici, ma non potresti comunque a meno di non fare una strage di pedoni che passeggiano con tutta calma sulla pista. E vai a piedi, direte voi, certo, se non fosse che sivigliani più turisti a caso (ma quanti italiani ci sono a Sivigliaaaa???) si fondono e creano un muro umano che il cemento armato in confronto è nulla. Provateci voi a passare in mezzo a quel tipo di folla, o peggio ancora in mezzo ai nazarenos, provateci! Una città di 700mila abitanti che si riversa in strada per vedere una miriade di processioni.

semana santa sevilla 2017

di notte fanno discretamente paura

 

Siviglia, hai vinto tu!

Mercoledì sera, in un momento di incoscienza, ho cercato di attraversare la città e ho fallito non una, non due, ma ben 5 volte! 5 tentativi di raggiungere la casa della mia amica da 5 punti diversi, ma nada, Siviglia ha vinto e io mi sono arresa rimediando con il perdermi sola nelle uniche strade in cui non c’erano devoti e turisti. Ed è in quei momenti che Siviglia ti stupisce e mentre vaghi senza meta, e anche decisamente infastidita, incontri un amico che non vedevi da anni e alla fine la serata si sistema. Ovviamente quando dico che Siviglia ha vinto è perché non c’è stato verso di tornare a casa senza assistere almeno al rientro in chiesa di uno dei tanti pasos che erano in strada, ma a dire la verità mi sono emozionata anche io.

Quel che resta

Quel che resta di quello che chiamerò un piccolo errore di calcolo è una domenica della palme indimenticabile e una Pasqua diversa e altrettanto bella. Il bello di vivere all’estero, quando hai la fortuna di incontrare le persone giuste, sono i legami si creano. Vivere fuori ti cambia, che tu sia partito perché lo volevi o no, che tu sia nella tua città preferita o no, vivere lontano dall’Italia ti cambia. I volti cambiano continuamente, le compagnie svaniscono nel tempo di un erasmus, eppure in mezzo a questa vita di passaggio nascono anche dei rapporti veri, più intensi proprio perché la lontananza da casa quasi ti impone di buttare giù i muri al primo incontro. E con queste persone è stato come essere in famiglia, anche senza l’agnello e senza l’uovo di Pasqua, ma con tante risate, 35 gradi all’ombra e una birretta sul fiume.

 

fotolibro saal digital

Scatti e non stampi mai? Mai pensato ad un fotolibro? La mia esperienza con Saal Digital

Da quando esistono gli smartphone, ma anche solo da quando esistono le fotocamere digitali, portare a stampare le foto dal fotografo è diventato solo un ricordo. Sarà sicuramente successo anche voi; serata con amici, feste, passeggiate e viaggi immortalati sul cellulare e intrappolati lì per sempre…o fino alla sua rottura.

Così, dopo aver scattato in questi 4 anni una quantità di foto impressionante di Sevilla ho deciso di creare un fotolibro con le più belle, per tenerle sempre con me e per mostrarle agli amici una volta in Italia. Per la precisione ho scelto le foto del mio fotografo di fiducia nonché fidanzato <3, Andrea Mazzocchetti, e anzi se non conoscete i suoi lavori vi invito a dare un’occhiata al suo store, lo trovate cliccando qui

FOTOLIBRO Saal Digital

Dopo aver scelto un certo numero di foto io e Andrea ci siamo messi all’opera. Bisognava scegliere a chi affidarci per il fotolibro e dopo un’occhiata tra i vari siti che offrono il servizio abbiamo optato per  Saal Digital.

Creare un foto libro con il software di Saal Digital è davvero semplicissimo; per prima cosa dovete scaricare il software per la composizione delle foto, tranquilli è un’operazione breve e semplicissima e lo stesso software non è affatto complesso da utilizzare. Una volta installato potrete scegliere la tipologia di album adatta a voi. Essendo il nostro primo fotolibro abbiamo scelto un album semplice, molto lineare, ma c’è davvero l’imbarazzo della scelta, compresi layout e template colorati! Per esempio sono presenti dei template adatti ad un matrimonio o ad un compleanno. 

Ogni pagina ha già il suo layout con i riquadri pronti dove dovrai solo caricare la foto. Le foto non solo possono essere spostate a piacimento all’interno della pagina, ma possono anche essere ingrandite o rimpicciolite. Ogni pagina presenta dei bordini che ti aiutano a capire fin dove si vedrà la foto, o dove corre il rischio di essere tagliata. Noi abbiamo scelto un album con copertina rigida e carta fotografica lucida, e devo dire che la qualità del fotolibro è davvero alta. I colori sono riprodotti alla perfezione, la rilegatura è ottima e l’apertura panoramica permette di vedere correttamente anche le foto posizionate al centro pagina. 

Non mi resta che mostrarlo…

Una volta composto l’album si invia direttamente sul sito e si completa l’acquisto. In meno di una settimana avevo a casa il mio fotolibro di Sevilla! Un’idea carina per conservare le foto, ma anche per fare un regalo agli amici. Semplice semplice, proprio così come ve lo sto raccontando. 

Beh, che aspettate? È giunto il momenti di creare un fotolibro con le foto di quella vacanza del 2011 che ancora sono nella cartella “varie” del desktop ;P