Di Magic in the moonlight se ne sta parlando tantissimo, quasi quanto Interstellar a riprova che Allen accende e divide gli animi ormai da diversi anni. Ammetto di non essere una fan della prima ora di Allen, conosco solo alcuni degli ultimi lavori e devo dire che li ho anche apprezzati (nessuno mi tocchi Vicky, Cristina, Barcelona!) e quindi non ho le basi per comprendere bene l’accanimento contro l’Allen degli anni duemila.

Magic in the Moonlight (cliccate qui per trailer e sinossi) è una commedia elegantissima e delicata che merita la visione soprattutto per la cura dei dialoghi che definerei teatrali e non scontati come potrebbero sembrare e per una fotografia meravigliosa che ci trasporta direttamente sotto la calda luce della Francia del sud.

Emma Stone veste bene i panni della “scaltra imbroglioncella”, ma la vera ri-scoperta è Colin Firth che da tempo non ricopriva un ruolo così acidamente romantico. Lo scettico Stanley ricorda tanto il Mr. Darcy di Orgoglio e Pregiudizio, i suoi discorsi con la zia ricordano L’importanza di chiamarsi Ernest e la sua acidità ricorda il meno noto ruolo di suocero in Un matrimonio all’inglese, ma più di tutto Colin Firth è il perfetto alter ego di Allen con quel tocco british che lo rende irresistibile. Nonostante la differenza d’età tra la Stone e Firth quest’ultimo riveste ancora bene il ruolo dell’uomo dei sogni e la piccola Sophie scatene nelle Firthies più accanite un’invidia non indifferente.

Trattandosi di una commedia romantica il finale è abbastanza scontato, ma in linea con la trama stessa della pellicola che in definitiva è un invito ad abbandonare le nostre corazze fatte di razionalità e a lasciarsi andare (con moderazione!) alle magie della vita, ai suoi colori e soprattutto all’amore sulle note di Cole Porter.

Una valida alternativa ai cinepattoni che ci sono in sala per Natale.

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Que se estè hablando tanto de Magia a la Luz de la Luna, es la prueba que las peliculas de Allen dividen el publico desde hace varios años. Admito que no soy un fan de la primera hora de Allen, sólo conozco algunos de los últimos trabajos, trabajos que de verdad me han gustado (nadie me toque Vicky, Cristina, Barcelona!) así que no tengo base para entender la furia contra el Allen del nuevo milenio. Magia a la Luz de la Luna es una comedia elegante y delicada que merece la visión, especialmente para el cuidado de los diálogos, que son casi teatrales, y por una fotografía maravillosa que nos transporta directamente bajo la luz cálida del sur de Francia. Emma Stone viste bien el papel de la embaucadora- estafadora, pero el verdadero redescubrimiento es Colin Firth que desde hace años no tenia un papel tan ácidamente romántico. El escéptico Stanley recuerda tanto el Sr. Darcy de Orgullo y Prejuicio, sus discursos con la tía recordan La importancia de llamarse Ernesto y su acidez recuerda el papel menos conocido de suegro de Una familia con clase, pero sobre todo Colin Firth es el perfecto alter ego de Allen con ese toque británico que lo hace irresistible. A pesar de la diferencia de edad entre Emma Stone y Firth, este último todavía juega bien el papel del hombre de los sueños y nosotras que tan amamos Firth acabamos envidiando brutalmente a Emma Stone. Siendo una comedia romántica, el final es bastante obvio, pero en línea con la estructura misma de la película, que es en última instancia un invito a abandonar nuestra armadura hecha de racionalidad y a disfrutar (con moderación) de la magia de la vida, de sus colores y sobre todo a disfrutar del amor..bailando la música de Cole Porter.

4 thoughts on “MAGIC IN THE MOONLIGHT | RECENSIONE | 3.5/5

  1. Ho letto per caso la tua recensione sul gruppo Fb “Colin Firth Addicted” e poi mi sono accorta di “conoscerti”. Davvero complimenti, bella recensione!!

  2. No es una muy mala película, la verdad es que yo llegué a buscarla después de ver la serie actual El Hipnotizador , una producción donde se vive el ilusionismo por medio de la hipnosis. En fin, un punto que sí rescato de este filme es el reparto, vale la pena

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