Un titolo abusato quello di questo post e già abbondantemente rivisitato, eppure non ne trovo uno migliore per l’argomento che ho intenzione di trattare. Oggi vi parlerò della stronzaggine degli italiani al’estero. Normalmente, o almeno è sempre stato così, quando due o più connazionali si incontrano all’estero si danno una mano. No, non è dovuto, ma ripeto, solitamente avviene in maniera molto naturale. C’è sempre qualche connazionale che sta in un posto da più tempo di noi e che magari ha già avuto i problemi che abbiamo avuto noi. Spesso poi si diventa anche amici, succede ed è bellissimo. Oggi è anche più facile, ci sono gruppi facebook che raccolgono gli italiani di ogni città possibile, ma anche senza facebook vi assicuro che la presenza degli italiani è così ampia e noi siamo così riconoscibili che anche perdendosi in una calle si finisce per incontrane uno e via, una parola nella lingua materna tira l’altra. Su questo poi, sull’essere tanto riconoscibili all’estero, bisognerebbe farci una post dedicato, e magari lo farò. Vi dico solo che questa notte non ho chiuso occhio perché un coglione italiano, perché tale è, ha passato la notte ad urlare canzoni stonate sotto la mia finestra, eh vabbé.

Chiusa questa parentesi cerchiamo di tornare al tema fondamentale: la stronzaggine. Come dicevo è abitudine dalla notte dei tempi aiutarsi tra connazionali, del resto siamo sulla stessa barca, siamo andati via dalla nostra patria, che seppure piena di merda è pur sempre la nostra patria, e quindi alla gioia di un nuovo inizio si unisce una paura folle e anche la malinconia (cosa che fortunatamente si supera non appena ci si rende conto di quanto sia più civile il paese che abbiamo scelto). Così i primi tempi si finisce sempre per cercare altri italiani, perché hai bisogno di sentire la tua lingua, per rimpiangere un buon caffè o più semplicemente per chiedere un consiglio. Personalmente, da buona ex erasmus, non perdo l’occasione per aiutare il povero malcapitato di turno, che sia con un semplice consiglio su facebook o magari un aiuto più concreto (la burocrazia è una brutta cosa ovuqnue!) io ci sono sempre. Perché ricordo i miei primi tempi in Spagna, quando neppure parlavo castigliano, e io una mano all’epoca l’avrei voluta volentieri. Ma quanti si comportano come me, aiutando gli altri, accompagnandoli, dando consigli fondamentali per la sopravvivenza nel nuovo paese? Il numero è vicino allo zero. Gli unici italiani che si sforzano di dare una mano sono quelli che come me hanno fatto l’erasmus, e questo dice molto su quanto sia fondamentale questa esperienza per aprire nuovi orizzonti. Tutti gli altri, quelli che sono qui da anni e anni hanno un atteggiamento davvero odioso.

Quando chiedi un consiglio, specialmente se la tua intenzione è quella di stabilirti in quel paese per sempre, iniziano a balbettare, fanno i vaghi, girano intorno alle cose e non ti danno un solo consiglio sensato. Sembra quasi siano in possesso di qualche misterioso segreto da tutelare. Il loro atteggiamento ha tutta l’aria del “eh no bello, qui ci sono io e tu te ne ritorni nella merda italiana che non c’è posto per tutti”. E chi l’avrebbe deciso che tu sei buono per stare qui e io no? E tu hai davvero fatto tutto da solo, non hai mai chiesto un consiglio vero, con il cuore in mano, a qualcuno che era qui prima di te?

All’inizio mi arrabbiavo, poi mi sono ricordata perché ho lasciato l’Italia, anche se non definitivamente purtroppo, e mi passa la rabbia. Ho lasciato l’Italia perché è piena di italiani, ecco perché, ovvero piena di gente piena di sè, pronta a giudicare, individualista, razzista, ignorantella e chi più ne ha più ne metta. Lo so, non si deve generalizzare, non lo voglio fare, capiamoci, sono italiana anche io fino a prova contraria! Non sono tutti così, è vero. Ma perché qui incontro solo questi ita(g)liani e non gli altri? Perché gli spagnoli, anzi no, i sivigliani sono dieci volte più propensi ad aiutarmi dei miei connazionali? Loro non dicono “ehi, non venirci a rubare il lavoro” loro spalancano gli occhi pieni di gioia quando gli spieghi che ami la loro terra e cercano di aiutarti.

Ma la stronzaggine, ahimé, non si limita a questo, no, si spinge oltre e l’italiano all’estero che è partito con le pezze al culo sfrutta il suo connazionale che è partito con le stesse pezze dopo lui. Ed ecco che vengono fuori i lavori in ristoranti italiani pagati meno di 4 euro all’ora, esattamente, italian style del resto.

Che altro aggiungere?  Niente, lasciatemi le vostre opinioni in merito, pronta a cambiare idea. Se come me vivete fuori ditemi la vostra, sono curiosa di sapere se solo per me gli italiani all’estero non sono tutti brava gente…

4 thoughts on “Italiani, brava gente?

  1. Post amarissimo ma del resto hai ragione.
    Secondo me la chiave di lettura può essere anche un’altra: quelli che non ti aiutano – italiani – hanno dimenticato una regola fondamentale che anche la vittoria dell’Italia del calcio di stasera ci continua a insegnare: uniti si vince. Noi italiani – che abbiamo grandi limiti – riusciamo però anche ad aiutarci quando è il momento ma solo se lo si fa insieme. Io credo che chi vada all’estero non debba né dimenticare l’Italia né dare addosso sulle proprie origini, soprattutto se ha il merito (e la fortuna) di trovare il proprio futuro lontano. Ma non debba neppure dimenticare di aiutare chi vuole provare a scrivere il proprio futuro lontano dall’Italia, come se andassero a togliere qualcosa a loro, dato che questa è una scelta difficile e che merita rispetto, come tu sai. Unica motivazione logica nei loro riguardi sarebbe il fatto che neppure all’estero c’è così grande scelta, e chi trova lavoro non vuole perderlo per paura di non trovarne un altro… ma non riesco a pensare ad altro. Inqualificabili.

    1. Forse hai ragione tu…ma sui datori di lavori non transigo. Paghi da schifo e sfrutti e mi racconti pure che sei fuggito dall’Italia per questo? Stai facendo la stessa cosa!! Non so, devo essere stata molto sfortunata, volevo sfruttare l’italiano per questo ho cercato lavoro in ristoranti italiani…ma evidentemente devo provare altrove!

  2. Io vivo a Londra da 12 anni, sono venuta da sola e per cosi dire mi sono arranggiata. Rifuggo gli Italiani, brava gente, gli arraffoni, i mammoni, i raccomandati, i lamentosi, i Italia il paese piu bello del mondo, gli ignoranti e quelli che di vita vera ne san ben poca.
    Ben vengano gli Italiani, brava gente, che si danno da fare, che non aspettano la grazia divina, che si prodigano per costruirsi un futuro i migliori, quelli che stringon i denti e che ce la mettono tutta. Quelli che non ti criticano ne invidiano alle spalle, che per fortuna sono ancora tanti la’ fuori!
    Ciao Cara

    1. Il tuo commento un po’ mi rincuora, in primis perché dieci anni fuori sono tanti, e questo vuol dire che se si vuole si riesce!! E poi perché mi dici che esistono ancora italiani non invidiosi e che si danno da fare. Lo spero! Io ho scelto una delle città dove è in assoluto più difficile trovare lavoro, l’ho fatto perché sento questa città mia, totalmente, e anche perché è molto economica. Con uno stipendio normalissimo vivi bene e in tranquillità, ma è dura trovare un lavoro decente. In ogni caso insisto :)) Grazie per essere passata!

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