17 gennaio 2013, sembra ieri, davvero, non lo dico tanto per dire, sembra ieri, ma non lo è. Sono passati esattamente 4 anni (e due giorni), tutto è immensamente diverso, io sono diversa, solo una cosa è uguale a quel 17 gennaio: la mia posizione geografica. Oggi come allora mi trovo a Siviglia, oggi come allora non so cosa aspettarmi dal futuro, però la paura provata allora ha lasciato il posto all’amore, l’esaltazione di quei momenti ha ceduto il passo all’emozione. 

Mi piace pensare al 17 gennaio come al mio personale Inception.    - Twittalo!       

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Che c’entra Nolan, direte voi, c’entra sempre, dico io, e ve lo voglio spiegare. Il mio incontro con Siviglia ha significato tantissimo per me, ma soprattutto ha cambiato il mio modo di vedere le cose e da allora la me “italiana” non è stata più la stessa. 

inception finale

“Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale? No, un’idea. Persistente, contagiosa…Una volta che si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla. Un’idea pienamente formata, compresa, si avvinghia qui dentro, da qualche parte.”

Questo diceva DiCaprio in Inception, questo è quello che è successo a me, un’idea si è impossessata di me, l’idea di non poter più vivere felice lontana da Siviglia. Così è nato il mio inception, mese dopo mese, anno dopo anno fino a che, come sapete tutti, lo scorso anno sono tornata qui e ho ricominciato da zero, e ancora sto costruendo perché i nuovi inizi sono molto più lunghi di ciò che si possa pensare.

Qualche giorno fa passeggiavo con un’italiana da poco in città; in lei ho rivisto le mie paure e i miei dubbi e non ho potuto fare a meno di ripensare ai primi mesi di quel 2013. Non è stato amore a prima vista quello tra me e Siviglia, sia chiaro. I primi mesi di erasmus sono stati faticosi, per quanto fosse meravigliosa questa città non riuscivo ad abituarmi. Amici lontani, orari diversi, un dialetto incomprensibile. Stavo male e non riuscivo a godermi tutto quello che Siviglia mi stava offrendo. 

C’è un film che ho visto abbastanza di recente, ma non dirò quale perché sarebbe spoilerare buona parte di questo film, dove si parla dell’importanza del linguaggio, di quanto una nuova lingua cambi completamente il nostro modo di ragionare. Non posso che essere d’accordo, per sentirti bene in un nuovo paese devi conoscere la lingua, le sue sfumature, e nel mio caso il suo dialetto. Ogni nuovo passo con lo spagnolo mi ha permesso di amare di più questa città, fino al definitivo e folle innamoramento.

Dal perdersi al volersi perdere

Nel 2013 mi ci sono voluti 3 mesi per trovare la strada più corta per arrivare in facoltà dal mio quartiere. Oggi conosco tutte le strade più brevi, ma scelgo sempre la più lunga. Prima avevo il terrore di perdermi (ed è successo così tante volte!) oggi spero ancora di perdermi, per ricominciare a sognare in queste strade ricche di storia.

Siviglia mi sfida e mi invita a vivere la vita che voglio io ogni giorno, è lei che ha scelto me, non io lei! 

E allora ad altri 4 anni di amore, o 40 o 100, perché di una cosa sono certa, come dicono qui, tu puoi anche lasciare Siviglia, ma Siviglia non lascerà mai te!

 

Podrás irte de Sevilla, pero jamás #Sevilla se irá de ti…   - Twittalo!       

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