Si è conclusa ieri, con non pochi interrogativi e un grosso mah, la prima stagione di Fortutide, un giallo in dodici puntate ideato da Simon Donald per Sky Atlantic.

Un misterioso omicidio sconvolge la cittadina di Fortitude, 700 abitanti immersi nel circolo polare artico, dove normalmente l’unico pericolo sono gli orsi. Ad indagare è lo sceriffo Dan Anderson (Richard Dormer), al quale viene affiancato, suo malgrado, l’unico uomo al mondo in grado di portare con una nonchalance assoluta un cappottino inglese a meno trenta gradi: il detective Morton (Stanley Tucci) giunto appositamente da Londra.

fortitude tucci

La serie parte bene, con un buon carico di suspense; come in ogni thriller che si rispetti tutto il cast è sospettabile, ma nessun colpevole all’orizzonte. Gli atti di violenza e gli omicidi si segguono, apparentemente senza collegamento alcuno, complicando notevolmente le indagine e mandando a monte il progetto della governatrice, Hildur Odegard (Sofie Gråbøl), ovvero la costruzione di un hotel di ghiaccio che avrebbe portato soldi e (forse) turisti a Fortitude.

Fortitude ha un ottimo cast e un ambientazione spettacolare, ma non basta e quello che ne esce fuori è un prodotto non perfettamente riuscito. Forse perché il ritmo non è dei migliori, forse perché un paio di scene sarebbero state molto meglio in The Knick e altre due in True Detective, o semplicemente perché è stata messa troppa carne sul fuoco. Il finale, poi, lascia davvero l’amaro in bocca. Non ci resta che aspettare la seconda stagione sperando che tutti i nodi vengano al pettine.