Mis canciones favoritas de 2018, la top 10 que no te hacía falta…

¿Por dónde empezar? No tengo ni idea, creo que nunca, o casi, he escrito un post de mi blog directamente en español; a veces he traducido criticas de peli, que pero había previamente escrito en italiano. Asì que esto es algo nuevo para mi, y  ya os pido disculpa por tooodos los errores que voy a hacer (¡primero el mal uso de las tildes!).

Me “atrevo” a escribir algo directamente en español para una sola razón: daros a conocer las que para mi son las mejores canciones de 2018; es una playlist totalmente en español, no tuviera ningun sentido escribir de ella en italiano, además en Instagram habeis sido muchos los que me habeis pedido que publicara mi playlist.

Hay que hacer una premisa, esto si. No soy ninguna critica musical, pero escucho mucha musica y voy a muchosss conciertos (¡Gracias vida por traerme a España!), es simplemente mi gusto personal, y, como os podeis imaginar va de musica indie. Pues, basta ya de palabras, dejamos espacio a la musica, 10 canciones más 1 bonus track.

Mis canciones favoritas de 2018

10-Señales, Dorian.

Dorian tiene sobre mi un efecto raro, consigue que un rato lo dé todo y que al minuto después me entren ganas de llorar como una loca. Por eso suelo escucharlo poco, pero ha sido parte de mi año y se merece su plaza aquí, en mis canciones favoritas de 2018.

9- Malamente, Rosalia.

La verdadera sorpresa para mi es poner algo de Rosalia en mi top ten de 2018. ¿ Como ha podido pasar? Ni idea, simplememte esta canción ME ENCANTA. Sobre el disco no voy a opinar, no aguanto más de dos canciones seguidas, lo siento.

8- Maravilloso, Sidonie.

No me gusta mucho Sidonie, no me acaba de gustar la voz de Marc, pero es verdad que en los conciertos te lo pasas de lujo. Maravilloso es super pegadiza, para bien, porque una vez que la escuchas no puedes evitar de bailar y sonreir!

7- Te sigo soñando, Depedro.

Es mi canción favorita de Jairo Zavala, sin duda alguna. Con la voz de Luz Casal han conseguido la magia. A veces me pregunto por què Depedro no tiene el reconocimiento que se merece, pero al parecer este 2019 le va a traer todo lo que le toca. Es un señor artista. La canción entra como numero 7 en mi playlist solo porque realmente no es una canción de 2018.

6- X y Alfombra Roja, Full.

Si Full ha sacado un discazo se dice! Y yo lo digo fuerte, es un disco de 10, me gusta de principio a fin, de hecho no he podido elegir una canción sola. Me quedo con estas dos, que son las que más he escuchado y las que más ganas tengo de escuchar en directo. Por cierto, el 9 de febrero estarán en Málaga y quedan unas pocas entradas…

5 – Guerra y Paz, Zahara y Santi Balmes.

Nunca he sido super fan de Zahara, intento huir del romanticismo y de las canciones escrita por mujeres, calma, no es absolutamente un discurso machista, simplemente me reconozco más en canciones escritas por hombres. Pero esta canción me ha atrapado, es tan verdadera, tan dolorosa. Además, pocas cosas suenan mejor que las voces de Santi y Zahara juntas.

4- El odiado, El verbo odiado.

Mi descubrimiento del 2018, y espero el de muchos en estos 2019. Están fichados por Subterfuge, han colaborado con Ricardo Lezón, abriran el sold out de Viva Suecia en la Riviera. Son una verdadera revelación. A mi me recuerdan, entre otros, a Standstill. ¿Necesitáis más cosas buenas para correr a escuchar este grupo???

3- Autoterapia, Izal.

Esta canción cumple su función, te ayuda a hacer autoterapia. La escuché tanto que la aborrecí. Pero fue parte importante de mi 2018.

2- Final Fantasy, Rufus T. Firefly.

Según spotify el grupo que más he escuchado en 2018 es Rufus. Loto me cautivó por completo, no he escuchado otra cosa en todo junio y julio! Esta canción es mi favorita del disco.

1- Amar el conflicto (Todo lo que importa), Viva Suecia.

No se lo esperaba nadie ¿verdad? No la he publicado ni una vez en mis story, verdad? Bueno chicos, soy previsible, que le vamos a hacer.

 

 

Bonus track 1:

No podia ser otra que esta, la nueva version de Fascinado, Fascinados. No la pongo en la top 10 por què no es una canción nueva, pero no se puede hablar de indie rock sin incluir esta canción. A mi me sigue pareciendo increible la mezcla perfecta de todos estos artistas; algunos dirán que es una locura, yo digo que es genial.

Y esto es todo. Si teneis ganas de comentar o de decirme que no entiendo nada de musica podeis hacerlo en mi Instagram: nancy_aiello.

Hasta pronto!

 

MALTATTACK | I teatini contro la movida, Maltattack risponde con i Matinée!

Sono giorni di fuoco nella città camomilla per antonomasia: Chieti.  I residenti sono in rivolta contro i residenti! Sì, sembrerebbe uno scherzo, ma non lo è.

I teatini, che proprio non ci stanno a perdere il glorioso titolo di città camomilla, hanno dichiarato guerra ai giovani teatini colpevoli di voler cambiare volto ad una città da molti considerata quasi morta.

In effetti Chieti, popolata da un gran numero di studenti universitari, non offre molto ai suoi abitanti under 30. Ultimamente, però, qualcosa è cambiato, i più giovani  hanno deciso di porre rimedio alla situazione organizzando numerose attività in piazza, grandi festival al campus e i più coraggiosi hanno anche aperto nuovi locali  “notturni”. Il risultato? La città è tornata a vivere ed è più giovane che mai!

Nonostante i residenti stiano cercando di boicottare in ogni modo le attività organizzate dai giovani, la movida (ma qualcuno sa davvero il significato di questa parola?)  non si ferma e il prossimo 11 luglio ci sarà un nuovo Maltattack, dopo il successo dell’edizione di maggio.

Protagonisti della serata saranno i Matinée, abruzzesi doc, costretti come molti a emigrare verso terre più felici già diversi anni fa. E quale città se non Londra poteva adottare un gruppo britpop come i Matinée, che vantano già un tour oltreoceano e diversi tour in Inghilterra?

L’11 luglio, però, torneranno ad allietare le orecchie dei loro concittadini presentando l’ultimo singolo, These Days, uscito in Italia lo scorso 26 maggio.

Insieme al loro sul palco del Maltattack alcune tribute band abruzzesi (L’errore e i Reddot), ma anche Malamadre, Impulse e Disco Socks.

BRASILE 2014 | Frittatone di cipolle, familiare di Peroni gelata e… tormentone (mondiale) libero!

Dopo le immancabili polemiche (e in attesa che inventino un qualche solvente per scollare Blatter dalla poltrona della FIFA, ndCA) il Mondiale brasileiro è finalmente iniziato. E mentre  Andrea Pirlo si è già sbilanciato con un “Vinciamo noi”, il realista Cesare Prandelli ha preferito restare su un vago “Vi faremo divertire” (dal canto suo, invece, La Gazzetta dello Sport ha titolato con un sobrio “Facciamoli Azzurri”, tanto per non dar troppo nell’occhio in terra carioca ndCA)

Però ben prima di giocatori e media ci siamo noi tifosi (anche perchè, senza di noi, quale multinazionale con un azionariato normodotato sponsorizzerebbe un simile carrozzone pallonaro? ndCA), noi che ripeteremo meticolosamente quei riti che ci hanno fatto vincere il Mondiale 2006, noi che il Brasile lo vedremo solo in tv (noi che le brasiliane vorremmo vederle in 3D Full HD, ndCA): ma quando i riflettori si spegneranno cosa ricorderemo di questo Mondiale?

Oltre alle belle vittorie, oltre agli arbitri baironmoreni e alle pessime figure stile Sudafrica 2010 sono certa che c’è una cosa che resterà indelebile nella nostra mente: il tormentone mondiale! Eh già, perché gli inni ufficiali sono dei veri e propri tormentoni all’ennesima potenza che ci spaccano allietano l’estate “mondiale” fino all’ultimo raggio di sole disponibile (e all’ultimo granello di sabbia nel costume tra i capelli, ndCA).

Ma anche in questo campo noi italiani dobbiamo distinguerci e così, se mentre tutti gli inni ufficiali di un certo “spessore” vengono puntualmente affidati alle varie Jennifer Lopez e Shakira, quando la competizione si svolge nel nostro Paese l’inno è opera di Gianna Nannini (che ormai vista l’età è più Nonnini che Nannini! ndCA)

Quali sono però i nostri tormentoni mondiali? Iniziamo da Italia 90 (di cui evitiamo di ricordarvi l’orrida mascotte, perchè in fondo vi si vuol bene assai, ndCA), quando la Nannini, Edoardo Bennato e Totò Schillaci ci fecero sognare (almeno fino al rigore di Maradona) e l’ inno del mondiale era…

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=JhfkAL062I8]

USA 1994: il Brasile, con l’aiuto di Roberto Baggio, ci manda a casa in finale: l’ inno italiano per l’occasione era Italia ancora, un mix di tremendi luoghi comuni by Massimo Ranieri, Enrico Ruggeri e Diego Abatantuono, che fortunatamente abbiamo tutti rimosso (Io manco me lo ricordavo: a volte l’amnesia selettiva è proprio una manna… anche se non riesco a ricordare dove ho lasciato il Bancomat! ndCA).

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=o8T1nn0NYdE]

FRANCIA 98 – A mandarci a casa sono i cugini (affettuosamente noti come mangia-rane a tradimento, ndCA), sottofondo della disfatta un pezzone  pezzo di Claudio Baglioni, Da me a te, che competeva con il  bel Ricky Martin e la sua Copa de la Vida (Premio in palio: una panchina ai giardinetti pubblici di Caronno Pertusella, ndCA)

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COREA-GIAPPONE 2000 – Non so voi, ma a me si gela ancora il sangue ripensando all’arbitro Moreno! Inno italiano non pervenuto, inno mondiale Boom di Anastacia (Un’altra prezzemolina dal tormentone facile niente male, ndCA)

STELLA BURNS LOVES YOU | Non puoi salvarti dagli effetti dell'amore! | Recensione

Stella Burns sono io e non sono io. Sono un cowboy ma non lo sono veramente. Suono blues senza aver mai suonato prima d’ora il blues ed esplorato la musica delle radici. Nato in Sicilia ma mai vissuto in Sicilia, abito a Livorno da sempre senza esserne parte fino in fondo. Senza una particolare terra da poter chiamare casa e quindi tutta una terra da poter chiamare casa…”

Gianluca Maria Sorace, ci presenta così il suo alter ego, Stella Burns, e il suo primo disco Stella Burns Loves You.

Sorace passa così dagli Hollowblue all’esperienza solista, con un esordio d’eccezione, a Parigi nel 2011, quando il disco era appena un’idea. Stella Burns Love You è una miscela composta da 15 tracce potentissime che vi scaraventeranno lungo le deserte autostrade americane strizzando l’occhio alla frontiera messicana e al rock degli anni ’50.

Gli strumenti utilizzati da Stella Burns, oltre alla sua inseparabile Stella, una chitarra della Harmony, sono tantissimi, per altrettante sonorità: banjo, mandolino, autoharp, cigar box guitar, ma soprattutto tastiere vintage e microfoni degli anni ’50/’60/’70.

Le sue ispirazioni? David Bowie, suo primo amore, Nick Cave, suo più grande amore, poi Velvet Underground, ma anche la musica e i film di David Lynch.

Tra le ispirazioni più riconoscibili quella dei Calexico, ed infatti qualcosa di loro c’è davvero: al mastering ha collaborato Jim Blackwood che lavora abitualmente con il gruppo statunitense.

Un disco consigliatissimo, che vi trasporterà in un mondo vintage dal color seppia.