Tra meno di dieci giorni sarà il mio 31esimo compleanno, e stranamente lo dico con tranquillità…

Mi pervade, però, una strana nostalgia per l’anno che sto per lasciare. Non lo avrei mai detto, eppure i 30 non sono stati quella cosa brutta brutta che tanto mi spaventava a 27, 28 o 29 anni, ma come tutto nella vita lo capisci solo quando ci sei dentro.

A me i trenta facevano davvero paura. Ricordo che già nel giorno del mio 24esimo compleanno, quando ero ancora una studentessa di triennale fuori corso mi ripetevo:

“cazzarola, tra sei anni avrò 30 anni, farò in tempo a realizzarmi per allora? Sarò sposata? Lavorerò? Mi sarò laureata??”.

 

Le aspettative, ma quelle degli altri!

È che per anni ci preparano ad un futuro che a trent’anni, secondo una stupida convenzione, dovrebbe essere già delineato; un lavoro fisso, un compagno di vita, figli, casa. In una parola stabilità. Stabilità…una parola che i ragazzi della mia generazione non conoscono. La stabilità per un ragazzo nato negli anni ottanta è tipo un mito, una racconto di quelli che iniziano con “no perché mio cugino a 30”, o una cosa lontanissima da raggiungere. Però vi dirò la verità, forse molti di noi neppure la cercano più la stabilità. 

E poi a me i trenta facevano paura anche per un altro motivo; i miei vent’anni io li ho vissuti male; sono volati via tra nottate sui libri e giornate a lavorare. Anni frenetici, una corsa continua contro il tempo per prendere quel maledetto pezzo di carta. Occasioni perse a non finire, amici che ti superano nel cammino e che poi non vedi più. E sempre per via delle stupide convenzioni di cui sopra temi che allo scoccare dei trenta le tue occasioni di divertirti e godere della vita finiranno.

Tic tac tic tac

A 29 anni e 364 giorni vai tipo in tilt, boom. Da un lato ci sono le mille cose che ancora devi fare, che vuoi fare! Dall’altro la famiglia, la società, un sacco di gente impicciona e le aspettative (tue, ma soprattutto degli altri) che hai deluso. Non hai il lavoro che sognavi, sei uscito dall’università sì (sia lodato Dio), ma hai ancora un lavoro precario e sinceramente di matrimonio e figli non ne vuoi proprio sentire parlare. E così o ti deprimi o scegli di “ballare”; io ho scelto di ballare e mi sono ripresa i miei 20 anni, con gli interessi. 

30 is the new 20? Sì.

Capiamoci, non è che compiuti 30 anni di botto torni ad essere una ragazzina, anzi, proprio il contrario. Io guardo la Nancy del 2006 e le darei un sacco di randellate sui denti! Il vantaggio di avere trent’anni è che ora sai chi sei (più o meno) sai cosa vuoi, cosa ti piace o non piace fare e quindi vivi tutto con un’altra filosofia e impari a dire di no. Sei più consapevole del tuo essere donna, ti piaci di più, ti ami di più! E così ti circondi di persone migliori perché le hai scelte tu, con cura. Metti in conto le delusioni, ci stai male come a 20, ma le affronti in un altro modo e vai avanti. Certo, buona parte del “successo” dei miei 30 anni lo devo al mio trasferimento in Spagna, lo ammetto. Non penso che in Abruzzo sarei riuscita a fare la quantità di cose diverse che ho fatto qui in 12 mesi o a conoscere così tante persone stimolanti e vere in poco tempo. 

Bilancio dei miei 30 anni

Facendo un tipico bilancio alla Bridget Jones posso dire felicemente che:

  • Il numero di capelli bianchi che ho in testa è ancora lo stesso di 365 giorni fa ed è molto inferiore a 10.
  • Le rughe in più? Ma sì, ci saranno pure, ma io non le vedo.
  • I chili di troppo vanno e vengono, come gli uomini (sempre più stronzi) con cui escono le mie amiche.
  • Reggo meglio l’alcol, almeno fino a quando non abbasso la gradazione, questi errori da 15enne ti fottono sempre.
  • Ho scoperto che posso ancora andare a ballare e fare le 6 del mattino senza morire, anche se poi sto in coma per tre giorni di fila.

Ma lasciando perdere questi bilanci alla Bridget, e guardandomi indietro con attenzione mi rendo conto che la cosa più importante che ho scoperto negli ultimi 365 giorni è che a 30 anni, ma anche a 40, 50, 60, puoi ancora metterti in gioco, e ricominciare da zero; se sbagli ricominci ancora, perché non c’è nulla di male se a spingerti è la ricerca della serenità. L’unico errore nella vita è non provarci, e io come dicevo ho deciso di ballare.

31, non vi temo e mi aspetto ancora di più…e se pioverà uscirò a ballare anche sotto alla pioggia. 

 

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