Il 42 ° Flaiano Film Festival prende il via con le parole del professor Giampiero Consoli, pilastro del comitato artistico del Flaiano, che introduce brevemente il programma della kermesse. Un Festival del di tutto di più, come lo stesso Consoli lo ha ribattezzato, sono ben 128, infatti, le pellicole in programma, e di generi totalmente diversi. Si inizia con Costanzo e si finisce con Terry Gilliam, super ospite della serata conclusiva del Flaiano, il 12, presso il Teatro d’Annunzio, serata che vedrà tra gli altri ospiti anche Luca Argentero e Valeria Solarino.

Partenza con il botto, dunque, alla presenza del regista Saverio Costanzo e di Alba Rohrwacher, protagonista di Hungry Hearts e sua compagna nella vita. I due sono arrivati al cinema Arca insieme, tenendosi per mano. Nessun atteggiamento da star, ma tanta disponibilità verso i fan che li hanno immediatamente accerchiati per foto e autografi ( e qui trovate la mia foto gallery).

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Costanzo ci ha parlato di come è nato Hungry Hearts, partendo da un romanzo quasi subito “dimenticato”, Il bambino indaco di Marco Franzoso, per far posto ad una sceneggiatura diversa, più consona a le sensazioni che la lettura aveva provocato in lui. Ed è proprio mentre Costanzo ci racconta di come è nata la sceneggiatura che esce fuori un siparietto divertente tra lui e Alba, che prende la parola per dirci di come lei si sia subito riconosciuta nella protagonista, felice di non dover sottostare alla quantità impressionante di provini affrontati per La solitudine dei numeri primi. Lui nega per poi affermare che non aveva scelta con un “vivo con Alba, doveva essere per forza lei..”.

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Hungry Hearts nasce come un film indipendente, con un budget decisamente ridotto, come Costanzo ci tiene a precisare, ma che non gli ha impedito di scegliere New York per le riprese, una New York vista nei suoi interni, in spazi angusti e soffocanti. New York in un certo senso gli appartiene, è una città dove lui stesso ha vissuto e faticosamente, come ha ammesso, una città che fa sentire inadeguati. La città è solo un contorno, spiega Costanzo, uno spazio dove far muovere una madre ossessionata da un’ideologia e raccontare una storia che sfiorà il tabù (e che ha fatto arrabiare pareccho vegani! ndr). La protagonista si affeziona all’idea di avere un figlio speciale, prediletto, e questa idea diventa una fede, che non si ferma, ma evolve diventando ideologia. La protagonista non mette più in dubbio la sua fede, non si relazione con gli altri, e così quell’idea diventa fondamentalismo. Alba (che grazie ad Hungry Hearts si è portata a casa la Coppa Volpi lo scorso settembre ndr) dal canto suo, ammette di aver affrontato questo ruolo così delicato con molta tranquillità, poiché la sceneggiatura era molto chiara; la madre non veniva giudicata, le sue azioni erano viste come atti di amore, Mina sbaglia, ma lo fa per amore.

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Trovate tutte le info sul film a questo link: Hungry Hearts

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